Quando arrivò – o meglio quando tornò – disse che di solito nelle sue esperienze lavorative l’obiettivo era chiudere, poi, in una posizione migliore di quella di partenza. E non si può non dire che Matteo Boniciolli non ci sia riuscito, partendo dall’immortale Costa Volpino alla attuale, forse non abbastanza apprezzata, situazione di secondo posto. Passando dalla cavalcata in B, alla prima entusiasmante stagione di A2 (gara 5 di finale) e le faccende più recenti, percepite meno bene di quanto non lo siano.

È la fine di una epoca, e sebbene nello sport sia un attimo dimenticare, non si può negare che Boniciolli abbia fatto la storia della Effe, sia quella relativa agli ultimi anni che quella assoluta: l’arrivo nel 2001, la separazione dopo il derby vinto, il ritorno pescando nelle minors e l’arrivo ad un passo dal paradiso. Tutto condito della sua persona, delle sue tante dichiarazioni spesso sopra le righe ma mai banali, fino al lento, recente logorio. Iniziato con il preferire evitare le conferenze prepartita, trascorso con le fin troppe critiche (perchè è normale notare che qualcosa è stato sbagliato, esagerato trascriverla come un disastro) degli ultimi mesi e finito meno bene di quanto non meritato.

Alla fine, tutto si può dire, ma si deve anche riconoscere che Boniciolli ci ha quasi rimesso in salute, per la F. Forse esagerando, perchè se non hai giocatori pronti a buttarsi nel fuoco per te gli eccessi di passione possono essere incompresi. Ma non è questa, la voglia di sbattersi per il biancoblu, quanto viene richiesto, prima di tutto, a chi ci si avvicina? E, forse, un appunto: la troppa importanza, o la conseguente troppa angustia, data agli haters da social. Che sono un problema globale, e non solo suo: avesse evitato certe letture non sempre oneste, e avesse preferito guardare un Paladozza raramente se non mai ostile nei suoi confronti, chissà se una percentuale di stress in meno gli sarebbe andata al fegato.

Quindi, al netto di qualche errore – anche Gesù un apostolo lo ha ciccato – nelle scelte di giocatori, non si può non ringraziare Boniciolli per quanto fatto e per l’attaccamento ai colori biancoblu. Tutto il resto, come diceva il Califfo, è noia.

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