Matteo Boniciolli è stato sentito oggi in conferenza stampa a Trapani, nel corso del ritiro fortitudino in Sicilia.

“Anche l’anno scorso non ci qualificammo per le F8 di Coppa Italia, ma fu l’occasione per lavorare duramente e arrivare in finale nonostante Flowers infortunatosi ad Agrigento. Abbiamo tenuto questa abitudine di tanto lavoro prima della cavalcata finale, e abbiamo adottato questa formula originale di scendere a Trapani con le famiglie. Un ritiro non punitivo perché veniamo da tre vittorie consecutive, quindi esserci con la famiglia ha alleggerito la cosa, dopo tanti allenamenti duri, e permettendo di vedere dei bei posti come quelli che ci sono attorno. Mentalmente i giocatori non sono andati in camera a giocare con la playstation ma hanno fatto altro. Bella ospitalità da parte della Pallacanestro Trapani, ringraziamo chi ci ha dato spazio qui, poi io da un po’ non venivo in questa bellissima città. Buona combinazione tra lavoro ed extralavoro, poi faremo domani una amichevole, non c’era modo migliore per tenere viva la squadra.”

Giocate in due gironi diversi. “Non so quanto conti, intanto Biella ha battuto Mantova, l’anno scorso arrivarono in finale due squadre del nostro girone. Sinceramente non guardo tanto gli altri, non sono abbastanza preparato. I nomi dicono poco, lo scorso anno eravamo Fortitudo ma comunque eravamo in quarta serie. Di certo il nostro girone ha un peso tecnico significativo, ci sono squadre con grande storia, ma non c’è una partita facile, e comunque non saprei dire altro sul girone Ovest”

A breve ci sarà la riforma dei campionati. “Pochi giorni fa Petrucci ha parlato di cambiare il sistema delle promozioni e retrocessioni, ora una, poi tre, alla fine due. Fino a quando non si arriverà ad una pallacanestro italiana di franchigie, e non di promozioni (retaggio di un secolo fa, si devono prevedere canoni diversi di iscrizioni ai campionati), senza vincoli di tesseramenti, faremo poco. Servono garanzie tecniche e finanziarie, e un secondo campionato con obiettivi differenti. Il basket italiano negli anni 80 è stato molto innovativo, ora ha perso molto terreno: un tempo venivano dall’Europa da noi per imparare, ora è il contrario. Promozioni-retrocessioni è un discorso arcaico, ora le squadre di A1 sono molto tutelate, quando si faranno tre promozioni sarà per fare rientrare i grandi club. Ma la Virtus viene da un fallimento, noi siamo finiti in quarta serie. La solidità societaria e gli impianti dovrebbero essere una priorità: noi l’anno scorso abbiamo giocato gara 5 in 26 giugno in un palasport senza aria condizionata, e questa è inciviltà. Si copiano i playoff NBA, ma non offriamo strutture adeguate. La rielezione di Petrucci non mi compete, mi compete che lui abbia dichiarato pubblicamente che a breve ci sarà un maggiore interscambio tra le due leghe. Ora è grottesco, ma è anche vero che non tutte le squadre ora in A2 sarebbero pronte alla promozione”

Il ritiro come sta andando? “Ci stiamo allenando aggiungendo nuove situazioni per coinvolgere ancora di più Legion e renderlo più efficace. Più che altro, stiamo lavorando per pulire e alzare la qualità degli schemi che avevamo già. Domani saremo al nono allenamento in quattro giorni e mezzo, abbiamo caricato molto. I giocatori sono abituati a lavorare molto, e hanno la capacita mentale di reggere questo sforzo fisico”

In cosa dovete migliorare? “Abbiamo avuto una prima parte di stagione, molto complessa per via degli infortuni, che è stata tremenda e noi siamo stati bravi a resistere. Al completo nessuna squadra di A2 è più forte di noi, non so se servirà per essere promosso ma siamo così. Abbiamo una squadra giovane, il play titolare ha 19 anni, e per questo abbiamo il problema di non sapere mantenere i grandi vantaggi che conquistiamo. Dipende, appunto, dalla gioventù di alcuni giocatori e dal passato cestistico di altri, perché in passato abbiamo preferito andare avanti con chi era in B2. Raucci è un ottimo difensore sugli esterni, e faceva il centro che è retrocesso in C1 con Torino: questo è chiaro che ti porta ad avere delle lacune nel ruolo. Abbiamo veterani come Mancinelli e Gandini, attorno ci sono giovani come Campogrande e Candi, e “maturi” come Ruzzier che è un ’93 o Montano che è passato dal far panchina a Napoli ad essere uno dei migliori marcatori italiani del campionato. Abbiamo energia fisica, ma ci manca qualcosa per chiudere le partite”

Forse il problema del basket italiano non è solo negli impianti, ma tutto il panorama. “Alle società i settori giovanili non interessano. La situazione è disastrosa e, appunto, o si fanno scelte radicali, o ci limiteremo a decidere quanti americani mettere in campo. Quando il morente è prossimo alla fine, o si usa una terapia d’urto o lo si lascia morire. E una terapia d’urto può essere il selezionare società che garantiscano di durare a lungo in buoni impianti. Io nei miei giri sono stato anche in Belgio due anni, e lì c’è una impiantistica che noi ci sogniamo. I conti delle squadre che vengono promosse in massima serie vengono setacciate, e se non sei in regola non vai avanti: se metti sotto contratto professionisti e non li paghi sei un delinquente. Ora il movimento belga è in crescita, si qualifica agli Europei, e i presidenti che non rispettano i patti vanno in galera. In A1 ci vai solo se i tuoi conti sono acclaratamente soldi, qui invece continuiamo ad avere società che a metà stagione smettono di pagare. Il cuore, i giocatori sotto la curva a battersi il petto, sono roba da anni ’60.”

(Foto di Fabio Pozzati)

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