Finisce 92-89 per la Bignami, e la verita’ e’ che in questo momento, tra le bolognesi, la squadra che offre maggiori soddisfazioni e’ proprio la creatura Tudiniana. Settima vittoria nelle ultime nove uscite e chiusura di girone d’andata con bilancio positivo (mai successo da quando Castelmaggiore ha cominciato a girare sui campi di LegaDue). C’era molta preoccupazione per questo doppio impegno ravvicinato in casa con Ghiacci in Belgio con la nazionale militare. Bene, visti i risultati, forse per scaramanzia sarebbe il caso di augurarsi che “Ice” si trovi una pulzella fiamminga o vallone che sia, si sposi a Bruxelles e si metta a mangiare patatine. Il Bignami e’ riuscito a portare a casa i due punti contro una coriacea Sanic Teramo grazie ad un collettivo senza paura di spremersi il cuore fino all’ultima goccia di sangue, facendo fronte ad una situazione infortunati da mani nei capelli di Ticchi, se solo li avesse. Senza Ghiacci, con Abram stirato, Pilutti fratturato all’alluce e con Barlera la cui spalla balla, il rischio era di pensare “abbiamo vinto con Rimini, la pancia puo’ anche stare gonfia per meta’”. Ma, evidentemente, la voglia di passare nella parte sinistra della classifica era tanta. Teramo recrimina per le cattive condizioni del centro titolare Oduok, e per un risveglio forse tardivo dopo essere stati sotto per troppo tempo. Lamentele verso la coppia arbitrale, scadente. Per Crescenzi e Panzera l’alibi dei brutti programmi televisivi del sabato sera non regge: oggi hanno veramente fatto danni, punendo Teramo con i fischi piccoli e Castelmaggiore con quelli grandi. 4 falli antisportivi, tra le tante.
Comincia male la fazenda per il Bignami, che vede Boni Grant e Hoover fare sempre canestro alle prime fiondate: 3-10 dopo due minuti, con i padroni di casa che affrontano la zona chiamata subito da Gramenzi attaccando male e tirando solo da 3. A questo si aggiunga una pressione a tutto campo che mette subito in difficolta’ un Levin bravino ma troppo leggero, e non si annega solo perche’ Damon Williams comincia ad avvicinarsi al cesto anziche’ cercarlo da casa sua. 10-16 dopo 5′, quando Ticchi deve inserire Abram per dare sprint all’attacco e Barlera per sostituire un Rush falloso e inutile. Le cose cominciano a migliorare, Abram ne mette 4 di fila, attiva Williams, e si arriva fino al -1 piangendo sui tiri liberi scaraventati in tribuna. 21-24 a fine quarto.
Per placare Williams Teramo abbassa il quintetto, ma i problemi per gli abruzzesi cominciano quando Faggiano si appiccica a Boni, lo innervosisce fino a fargli commettere un brutto fallo di reazione. Antisportivo (e va grassa a Marione) non sfruttato, ma qualcosa si rompe nella Sanic. Passano minuti di squadre spuntate, e la tripla di Grant del 25-29 pare dare respiro a Teramo. Nisba, ragazzi. Masieri firma il sorpasso, l’attacco gira che e’ una meraviglia, Williams la mette sempre, Faggiano si beve il sudore di Boni: gli unici problemi per Ticchi sono i falli dei lunghi e una rusconiana percentuale ai liberi. Si spreca, si deve mandare in campo Agazzone, dal 41-33 a 41-39 prima che Abram e Masieri, intervallati dal terzo fallo di Boni, stampino il primo quarto sul 47-39. 3/12 ai liberi.
Terzo quarto dove si cominciano ad avere dei brividi felini, anche se si era toccato subito il +10. Grant fa pesare il suo fisico, 51-47 mentre Rush e Boni toccano quota 4 falli. Levin mette una tripla, ma si perde in infrazioni di passi eccessive. Parte comunque un break fatto di recuperi difensivi e contropiedi siglati da un Faggiano stile Inzaghi: io sto qua, me la lanciate e la metto. 5 di fila per il pelato, 69-52, terzo quarto finito sul 72-57.
Ultimo quarto dove Masieri mette la tripla del 75-59, ma la mamma di Dan Peterson fa male a buttare la pasta, se lo fa. Williams perde una boccia che lancia il 75-64 di Plateo, Rush commette il quinto fallo su antisportivo, Lulli ma soprattutto un Boni con i chip del cervello a posto firmano un 2-18 che porta al 77-77. Same old story? No, Williams rompe il ghiaccio, Grant pareggia di nuovo, ma e’ l’ultima volta. 2+1 di Williams prima, tripla di Abram, poi una serie di viaggi in lunetta dove chi dovrebbe (sempre Williams) trema, e chi dovrebbe tremare la mette (Barlera). Ultimo patema con libero sbagliato, ma Faggiano prima e Damon poi tengono in mano il rimbalzo offensivo che uccide la partita.

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