Finisce 81-67 per il Bignami, e se anche solo la meta’ degli attributi dimostrati oggi dalla Ticchi’s band fosse stata nel DNA delle due sorelle maggiori concittadine, di certo non si sarebbe mai parlato di crisi di Basket City o similia. Sotto 0-2, felici ed appagati, nelle teste dei giocatori poteva ronzare quella vecchia canzoncina che faceva “ma lascia stare ma chi te lo fa fare”. E forse lo spiritello cattivo poteva suggerire agli stranieri un impegno soft per perdere ed andare a monetizzare in altri campionati, come a volte accade. Nulla di tutto questo: tra trombette, ballerine brasiliane che entrano in campo a partita in corso, caos e altro, il Bignami atomizza Messina con una partita quadrata come la Kaaba. I 7 pellegrini che raggiungono felici la Mecca di dividono minutaggio, punti (Rush il settimo marcatore, con 8), rimbalzi (guardare le cifre: 4-4-5-6-7-8-9), tutto. 101 a 55 la valutazione, divisione dei tiri perfetta, difesa che non lascia un tiro facile ai piu’ gettonati avversari. Popolo in festa, e meritatissima gara 4.

Solito quintetto base per Perdichizzi, mentre Pilutti si limita alla ruota con maglia di Cesare Ragazzi e sventolamento asciugamani dopo. Si comincia bene, Faggiano trova i suoi soliti punti da finto pivot e 8-3 iniziale. Messina si trova imbalsamata davanti ad una difesa dove il testosterone scorre come petrolio in Kuwait, segna solo dalla lunetta, e approfitta di un mini ingolfamento offensivo avversario per segnare il primo su azione dopo quasi 5′ con Smith e sorpassare con Li Vecchi, ovviamente su tiro libero. Ma e’ l’unico sorpasso. Williams mette un triplone dal Trublu per il 14-11, e l’unica preoccupazione di Ticchi riguarda la situazione falli che peggiora di secondo in secondo, a causa anche della solita schizofrenia degli arbitri di LegaDue. Chi, come a Bologna, puo’ vedere partite di entrambe le serie, si accorgera’ del livello mediocre dei fischietti nella seconda categoria. Rush commette un fallaccio su Busca in contropiede, entra Barlera che viene infilzato dai fischietti ad ogni azione. Poche percentuali (Messina 2/13 a fine quarto), grande intensita’. 18-15 alla sirena.

Secondo quarto con ancora fiducia a Barlera, e Masieri che sorride al canestro, che lo ricambia. Tripla e rimbalzo offensivo convertito, altra tripla. 26-17 ma anche terzo fallo di Donzello. Giansanti e Gori passano momenti di delirio puro, ma la difesa bolognese continua a mordere, recupera bocce, e Williams lancia Joemontanamente Ghiacci per il 33-20. Poi si sbaglia qualcosa di troppo, Messina alterna zona e uomo recuperando palloni. 33-27 con Oliver che comincia a segnare anche dal campo. A togliere gli aracnidi dal canestro ci pensa Barlera, bissato da Ghiacci. La linea verde del Progresso prende il sopravvento, 37-30 al the’.

Passate le ballerine, si comincia con contrasto dove Oliver ha la peggio, resta a terra, e sul ribaltamento Ghiacci fa 3. Quarto fallo di Rush, e Bragg comincia ad approfittarne: punti, e falli conquistati quando viene raddoppiato. Peccato per lui che la mano dalla lunetta e’ roba indegna. Il Bignami non trema nemmeno quando anche Barlera fa il quarto fallo: Paolone non si preoccupa, e comincia uno show offensivo che fa arrivare il Bignami fino al 59-42. Non viene chiusa perche’ Li Vecchi, con Ghiacci in panchina, trova qualche punticino. Ma ancora Barlera e Levin, 66-52.

Ultimo quarto: 4 di Levin subito, Busca perde la testa e lo sgomita in attacco, Barlera e Faggiano in scioltezza fino all’inatteso 78-53. Messina fa un punto in cinque minuti, e accorcia le distanze mentre Tudini grida con tanta voce da chiedersi quale sia la capacita’ dei suoi polmoni.

Gara 4 domenica alle 21, a coda del playoff maggiore della Fortitudo. Una maratona di emozioni, dunque. Il Progresso non ne vuole sapere di andare in vacanza, e la sua parabola ricorda la scritta che sta all’ingresso della facolta’ di ingegneria aeronautica del’Universita’ di Cambridge. “Considerando l’apertura alare e la frequenza del battito delle ali rapportate al peso, e’ scientificamente provato che un coleottero non puo’ volare. Vola perche’ non lo sa”. Il Bignami a questi livelli e’ come quel coleottero. Forse realmente inconsapevole delle sue possibilita’. Intanto, l’appuntamento con l’ombrellone e’ ancora rinviato.

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