E’ tutta una questione di rime, per la Fortitudo che a Casale è tanto onesta quanto modesta, tanto modesta quanto onesta, e sarebbe da telefonare all’indimenticato e ormai felicemente pensionato Luca Foresti, l’uomo delle cifre dell’Italbasket, per sapere quante volte sia successo di una squadra che, in corso di campionato, abbia fatto esordire tre giocatori tre nella stessa partita. Tocca alla Effe, che per forza di cose regge finchè regge la sua ragnatela, e poi deve solo arrendersi ad un destino di cui è sicuramente a tratti responsabile, ma con anche tante sberle dal fato. E ora c’è pure l’ultimo posto, in solitaria.

Si parte con la scoperta che Chara(il resto lo omettiamo, ok?) tanto male non è, e assieme a Groselle aspirano palloni, fanno canestro e fanno 12-8 quasi immediato. Il problema nasce dopo, quando si chiede aiuto ad esterni che da fuori non la mettono mai, e quando si deve dare riposo al greco per andare di quintetto con Procida da 4 che, per forza di cose, qualcosa lo soffre. Martino prova a mischiare difese, ma tra Durham e soci non si fa una tripla, per cui la quale è 19-17 interno al 10’.

Si fa con quel che c’è, i tre nuovi si trovano anche in campo insieme, ed è normale che la squadra un po’ si sfilacci, anche perché si fa bene tutto tranne che il tiro da fuori e allora tutto diventa più spinoso. Troppi i piazzati sbagliati con piedi a terra (4/15 da 3 al 20’), ma dietro non si arretra di un centimetro, e la prima cosa bella di Durham porta all’intervallo una parità con entrambe che dicono 33.

I margini di errore sono minimi, per cui quando arriva il terzo fallo di Groselle ecco che la difesa soffre, anche perché in ala piccola Macura non trova rivali. E allora diventa un problema, perché in attacco non c’è nessuno che abbia carisma o forza per prendersi la squadra sulle spalle, e se nelle ultime azioni ci si ritrova addirittura senza un lungo che uno, il -11 del 30’ (59-48) è quasi inerziale, altro che.

Tra giocatori senza gambe e altri che nemmeno ci provano, punti sul tabellone non ne vengono fuori e Tortona deve solo stare attenta agli slanci di Feldeine e addormentare un po’ i ritmi. Martino è costretto a quintetti immaginifici e zone prive di centimetri, e se non altro vede i suoi che non alzano mai bandiera bianca. Poi però Groselle si mangia un cesto, Macura continua a fare i suoi [omissis] comodi, e l’illusorio -6 a 4’ dalla fine rimane l’ultima illusione di una onesta, ma modesta, Fortitudo.

(Foto Valentino Orsini – Fortitudo Pallacanestro 103)

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