La partenza del campionato di basket di serie A è stata fissata per il 27 settembre, mentre ancora non ci sono date ufficiali per la serie A2 e la serie B. Si resta ovviamente in attesa delle indicazioni del Governo, sulla ripartenza degli sport di contatto (a livello nazionale ancora vietati) e sulle capienze ammesse nei palasport. Se tali indicazioni non arriveranno a breve, il rischio – per la serie A – è di dover partire a porte chiuse. Da qui il grido d’allarme di oggi del presidente Petrucci, che ha chiesto esplicitamente apriteci i palazzetti, facendo l’esempio di cinema e teatri, e attaccando anche il parere del CTS (che non è il Vangelo).

Al momento non ci sono novità, e il rischio che il silenzio da parte governativa (nonostante gli appelli del ministro dello Sport Spadafora) continui ancora per parecchio tempo è reale, soprattutto se – come sembra – il Governo su indicazione del CTS prorogherà lo stato di emergenza per altri sei mesi.
Senza l’autorizzazione governativa è impossibile organizzare qualsiasi campionato federale, dalla serie A alla Prima Divisione. E senza i protocolli sanitari è impossibile pensare di aprire i palasport. Il tempo stringe, e il 27 settembre è dietro l’angolo. A oggi, non si può escludere nulla. Il rischio, bisogna dirlo chiaramente, è quello di non poter partire, oppure di doverlo fare a porte chiuse, opzione che la LNP esclude categoricamente e la serie A non vedrebbe di buon occhio, squadre bolognesi in primis. Nel caso, c’è chi è pronto a proporre di rinviare la partenza della stagione (senza pubblico, noi voteremmo perchè la stagione non parta, ha detto Luca Baraldi qualche giorno fa), anche se visti gli impegni della Nazionale e il Preolimpico 2021 (sperando ovviamente che ci sia) diventerebbe molto dura incastrare tutto.

Di sicuro, l’unico sport di contatto che a oggi in Italia si pratica è il calcio professionistico, ovvero l’unico che a suo tempo – quando tutte le federazioni e le Leghe annullavano le loro stagioni, con il placet del CONI – ha tenuto duro e ha preso tempo, trattando poi lungamente con Governo e CTS per avere la possibilità di ripartire con protocolli applicabili. Questo è un dato di fatto. Come è un dato di fatto che oggi tutte queste Federazioni e Leghe (e anche il CONI) chiedono a gran voce di ripartire, dato che si stanno accorgendo che il tempo stringe, e che il rischio che lo sport italiano (4.7 milioni di tesserati, e oltre 1 milione di operatori sportivi) subisca un colpo mortale è davvero reale.

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