Un’estate per lui quasi noiosa. Non c’erano stati rivierisolari come l’anno prima, e la sparizione del nemico pubblico numero uno gli aveva tolto un po’ di verve nelle discussioni. Ci aveva provato, con uno strano soggetto arancionero che si definiva erede di quel Gira con cui forse suo padre, quarant’anni prima, aveva blandamente battibeccato. Non era stata la stessa cosa, e ora rileggeva il suo calendario del 2010-11 senza poter fare come ogni anno, ovvero andare a vedere il giorno del derby: certo, la cosa gli era mancata anche l’anno scorso, ma almeno poteva irridere quell’altro, che intanto cercava con il navigatore satellitare posti come Verbania e Jesolo che nemmeno sapeva esistessero, nell’atlante del basket. Godeva, ma si annoiava. Poi, tutto di un tratto, nell’ombrellone accanto al suo apparve un losco figuro, odorando un po’ di patata.

Budry – Eccomi! Lo so, non mi conosci, ma anche tu in fin dei conti non sei il Bavvy di anni e anni fa, ma solo una installazione all’interno di qualcosa che esisteva già a Castelmaggiore. Per cui, ho anche io diritto come te di cittadinanza. Mi manca solo cambiare nome, e poi tornerà tutto come prima.

Bavvy – Ehm… Hai presente quella canzone di Elio, quella che mi presento son... Ecco, magari non finiamo con l’orsetto ricchione e il trenino dell’amore, ma almeno mi sai dire chi sei? O qui ogni volta appaiono soggetti di periferia che pretendono la mia attenzione manco fossi un telefono amico?

Budry – Ma scusa, non lo sai? Sto per diventare la Fortitudo, manca poco. Certo, ancora ci sono tante cose poco chiare, come quali saranno le prospettive, quale il budget, anche solo quale sarà il posto dove andrò a giocare. Ma intanto sono già pronti gli incartamenti per andare all’anagrafe cestofila e cambiarmi il nome. Bello, eh? Dai, sarà una roba ibrida, ma era l’unico modo per continuare a vivere, considerando che quell’altro ha ucciso tutto quello che aveva ancora in vita la Fortitudo. O me, o niente, pare.

Bavvy si grattò la testa, non capendo se fosse un pazzo scatenato o no: aveva letto i giornali, ma ancora non sapeva come comportarsi. E poi, fosse stato anche vero, cosa voleva da lui? C’erano dei bagnini ravennati accanto, nel girone in cui avrebbero dovuto giocare non c’era Ravenna? Bene – pensava – che se la veda con loro. Insomma: l’anno prima Forlì, ora Ravenna, il mondo è fatto a scale, c’è chi scende e c’è chi sale. Ma venne interrotto di nuovo. E comparve un altro losco figuro, odorando un po’ di Fernet.

Gilly – Guardate che esisto ancora! Ho letto che ci sarebbe qualcuno pronto a darmi una stampella, e non vi libererete mica di me!

Bavvy – Oddio, quello che ho detto prima vale anche per te. Dato che non mi sembri il buonasera dottore della canzone, oltre al ciao sono io, vuoi dirmi chi sei?

Gilly – La Fortitudo 103 non è stata radiata. Un bel regalo della Federazione, e quindi prima di tutto dovrete fare i conti con me. Come cantava Luca Carboni, fortitudino d’antan, ricordate? faccio i conti con tè, con la “e” bella aperta. Specie se mi arriveranno soldoni e la famosa stampella di cui qualcuno ha scritto: certo, spero sia una stampella foderata di dobloni e rubini, altrimenti ci faccio poco. Però qui prima di parlare di Budrio e altre sciocchezze, come fate? E se poi l’anno prossimo riesco ad iscrivermi ad una A Dilettanti? Cosa facciamo, che c’è la Fortibudrio e la Fortitudo “per grazia ricevuta”? State attenti!

Budry lo guardò male, era quasi pronto ad un duello rusticano a voler dimostrare chi fosse più fortitudino tra lui e quell’altro. Il virtussino, invece, si divertiva come un matto: lui, almeno, nel 2003 queste manfrine non fu costretto a farle. Ma non era finita: comparve un terzo losco figuro, odorando un po’ di salsiccia.

Fossy – E di me nessuno parla?

Stavolta Bavvy lo riconobbe, perché il personaggio tirò fuori dal boxer un barbecue tascabile, e approntò immediatamente una grigliata.

Bavvy – Allora è vero, che voi della Fossa volete farvi la vostra squadra!

Fossy – A dire la verità sono cose che ho letto sui giornali e sui forum. Perché io, sinceramente, mi diverto a fare il tifoso e di prendermi beghe dirigenziali ne ho voglia mezza. Ma dato che si sta parlando di teorie, più o meno concrete che siano, allora è giusto che mi metta a discutere anche io. Magari sono solo balle, ma andatelo a dire a chi le mette in giro. Poi dicono che noi siamo bravi solo a far salsicciate? Allora, perché non sfruttare l’occasione, o al mare si devono fare solo cocomerate e granite? Ma poi, mi chiedo, con che soldi dovremmo farla, ‘sta squadra?

Erano le comiche. Aveva lasciato una Fortitudo, ora rischiava di averne tre contro. Ma era tranquillo, perché il concetto di divide et impera lo rassicurava: finchè questi non trovano un accordo, pensava, io resto l’unica vera realtà di Bologna. E gongolava pensando a Sanikidze che bene stava facendo in Europa, aspettando poi Kemp e soci. Però si divertiva come un matto.

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