Un po’ di pioggia. Una estate strana, con tanto tanto caldo prima, e ora che non sapeva mai se aprire l’ombrellone per ripararsi dal sole, o se invece usarlo contro gli acquazzoni. Aveva aperto un giornale, e aveva letto che a Brindisi era stato firmato tal Bavcic: accidenti, pensava, questo dovevamo prenderlo noi, il nome è proprio quello giusto. Stava scoprendo che la Puglia aveva un forte movimento cestistico: questi arrivati in serie A, mentre c’era ‘sta San Severo, di cui quell’altro gli aveva parlato benissimo (sia per l’ospitalità che per la fisioterapista), che firmava Delonte Holland. Era rimasto sconcertato dall’incontro con la Ouija board, e sinceramente non è che gli interessasse più tanto capire cosa stesse capitando nell’aldilà. Erano piccioni, sarebbero diventati ocarine? Quelli che la patata? Non lo sapeva nemmeno lui. Poi, di colpo, arrivò un tizio che gli si piantò davanti. Piccolino, impolverato, vestito di arancionero.

Ozzy – Sai cosa voglio dirti? Io questa storia proprio non riesco a farmela andare bene. Eravamo una realtà bella e buona, fatta e finita, e adesso siamo diventati un satellite della Virtus. Ho paura di non essere più indipendente, hai capito? E se davvero ci facessero andare a giocare al Paladozza? Sono duemila anni che abbiamo Ozzano come casa, è una abitudine quella, il sabato, di attraversare la strada, pioggia o nebbia che sia, e andare a vedere la nostra squadra. Insomma, sono un po’ perplesso.

Bavvy – Ehm, scusa… Ci conosciamo? Di cosa stiamo parlando? Vuoi vendermi qualcosa? No senti guarda, non compro niente, poi nella tua discoteca non ci vengo. Che poi mentre mi distraggo mi metti le pillole alla droga nella Coca Cola.

Ozzy – Ma hai capito chi sono, o mi hai scambiato per un PR? Io sono un tifoso di Ozzano. E adesso che quegli altri sono volati (in quanto piccioni) in Prima Divisione, ora ti devi rapportare con me. Certo, faremo un po’ fatica ad essere veri nemici, dato che alla fine i miei giocatori sono poi i tuoi giovani, e dato che io non ti ho mai affrontato negli ultimi 30 anni. Mi ricordo quando venne quel tuo ologramma farlocco, nel 2003, quello dove giocava Amoroso assieme a Perego. Ma non era la stessa cosa.. Ah, sai che Perego poi è venuto da noi?

Bavvy – Sì, e Amoroso ora è da noi. Ma cosa dovrei fare, adesso? Iniziare a sfotterti, fare una coreografia contro di te? Devo esserti amico solo perché siamo sotto lo stesso tetto? Insomma, cosa dovrei farne, di te? Disquisire sui miei acquisti? Sul fatto che spero Koponen torni presto e stia bene, quanto tu nemmeno sai chi è, Koponen? Poi dai, non sarebbe la stessa cosa, ti prego…

Ozzy – Eh, ma te ne devi fare una ragione. Ora l’altra metà di Basket City sono io… O preferiresti che si facesse quella roba a Budrio? Allora, se proprio devi affrontare dei provinciali, prendi me. Gioco in A Dilettanti, sono tranquillo, confrontati con me.

Lo guardò come si guarda un disco dei Jalisse dopo essere stato abituato agli Yazoo: sono una coppia anche loro, sì, ma non è la stessa cosa. E dire che si stava ancora sbudellando dal ridere, per ogni frase che diceva Sacrati, e per come tanti suoi amici di Facebook avessero cambiato la propria immagine del profilo con un gigantesco “vattene”. Si divertiva di più a sentire questo che parlava di facciamo un anno di pulizia, poi ci danno la A1, e pensava “certo, ma ora sono in A14, e non nel senso di autostrada”. Era stato abituato a scannarsi con quell’altro, e ora questa nuova entità gli sembrava come andare in discoteca con sua sorella. Di sugo, non ce n’era proprio: proprio una strana estate.

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