Non ricordava una Pasqua con bel tempo da quando c’erano ancora i Malatesta, e ovviamente la prima volta in cui la gente sarebbe venuta già in massa a strisciare i primi bancomat della stagione ecco la chiusura totale e lui costretto ad aprire un uovo in solitaria. Restate a casa, guardate la TV: alcuni canali facevano vedere vecchie partite di successo, ma che ci faceva, lui, con i gol di Rossi? Al massimo poteva cercare un qualche Cesena-Viserbella, o al massimo qualche piroetta di Schachner, ma non erano reperibili, chissà perchè, come gli Italia-Brasile del 1982. Non sapeva cosa fare, si annoiava, e all’inizio quasi ebbe un sussulto di semiserenità, quando trovò delle videochiamate in entrata. Sempre quei due là, che a quanto pare si annoiavano così come lui.

Waimer – Sapete la cosa triste? Che almeno, in estate, mi rompete i maroni ma qualcosa lo lasciate, nella mia cassa. Ora non solo fate tutto aggratis, ma mi portate via anche dei gighi.

Bavvy – Ma ringrazia ben che ci ricordiamo di te. Dai, fai una zoomata sulla spiaggia vuota, sul mare… perchè mica ti chiamiamo per sentire la tua voce chioccia, ma solo perchè tutto sommato siamo affezionati al luogo.

Waimer – Prossima volta zoomo sulle balle che mi fracassate.

Piccy – Capiscilo, dai. Deve trovare qualcosa da fare, altrimenti continua a dire nei giorni pari che lo scudetto di cartone non lo vuole, e nei giorni dispari che gli sembra una pugnalata a tradimento e che le cose non possono finire così con una pacca sulle spalle e arrivederci.

Bavvy – Ripeto, te sei quello a cui è andata meglio: non rischi di perdere il derby di ritorno, non rischi di prendere 0-3 nei playoff, non perdi soldi perchè tanto era già tutto in abbonamento e figurati se qualcuno di voi andrà a batter cassa. Ma noi che siamo una squadra seria qualcosa ce lo stavamo guadagnando, almeno lasciami il rimpianto di quanto è successo. Ti ho già detto: fosse successo lo scorso anno, magari quando ti mancava una sola partita alla matematica promozione, secondo me andavi a fare la marcia sul Ministero della Sanità. Vi assembravate, e vi daspavano pure là.

Piccy – Ok, l’anno scorso non è successo, è successo adesso, e tu continui con la destra a dire che non vuoi lo scudetto, e con la sinistra che te lo meritavi.

Bavvy – Perchè è la verità. Mi sarei meritato di giocarmelo, proprio nell’anno in cui potevamo farcela. Ma così no. Questo me lo puoi concedere?

Piccy – Sì sì, ti concedo tutto. E’ bellissimo vederti lì a voler fare finta di niente. E di restare aggrappato, lì, a quella coppa, come si chiama? Korac? Mitropa? Saporta?

Bavvy – E’ una roba che tu manco sai cosa sia, dato che hai ancora in macchina gli scontrini dell’autostrada di quando andavi a Costa Volpino (cit.). Per me sei anche tu uno che ci rimette, d’altronde non c’era anche il tuo presidente, a dire che avrebbe voluto evitare lo stop? Sai, la settimana dell’orgoglio piccionico, l’elemosina per fare qualche soldo.. noi cercavamo uno scudetto, voi la paghetta extra.

Piccy – Ok dai, hai vinto il derby, hai vinto lo scudetto, ci fosse ancora il Festivalbar ti prendi pure quello, va bene?

Waimer cacciò un rutto alla rucola e si mise in coda per andare a prendere una piada. Il lungomare era deserto, la spiaggia era deserta, e non si sentiva così solo da quando, anni prima, al Cotton Club era stato scaricato da una modenese ribattezzata Telepass per motivi ben chiari. Venne avvicinato – relativamente parlando – da un tizio che voleva vendergli dei box per gli ombrelloni. Se ne fregò delle distanze, gli tirò un manrovescio e si autocertificò la giusta causa. Dura, la vita.

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