A dir la verità, si stava un po’ preoccupando. Perchè negli ultimi anni lo avevano abituato a palesarsi in spiaggia già da un po’, ma stavolta, almeno uno dei due, non si era proprio fatto vedere. Eppure lui aveva già aperto, aveva già sacramentato con qualche tardona (ora gli avevano spiegato che si chiamano “milf”, o “cougar”, ma lui non è che fosse esperto, e usava ancora termini della nonna) che in cambio di uno sconto sull’ombrellone gli proponeva dei selfie senza vestiti. Selfie? E che è, una marca di carburanti? Suo zio gli aveva raccontato di una rivista chiamata “Autoscatto”, che negli anni ’70 raccoglieva robe simili, e lui proprio non capiva il perchè di questa anglofonia. Comunque sia, a stagione iniziata, finalmente arrivò anche quello che mancava. Perchè il virtussino era lì già da un mesetto, e sembrava Amleto nell’andare su e giù per la spiaggia chiedendosi se fosse contento di aver raggiunto i playoff malgrado le previsioni di sofferenze, o se invece in quanto Virtus non poteva accontentarsi di un ottavo posto con successiva randellata da parte di una Milano presa in seguito a sassarate in semifinale. Ma, alla fine, tutto tornò al loro posto.

Waimer – Senti, capisco la gioia e tutto il resto, ma potresti evitare di invadere qualsiasi cosa? No sai, perchè un conto è il palasport di Forlì, un conto è il campetto da beach volley, o l’area giochi dei bimbi. Non vorrei tu mi facessi scappare i clienti.

Piccy – (in stato di leggera ebbrezza) – Ma chi se ne frega? Ho aspettato cinque anni, mi sono scisso in vari ibridi, mi sono trovato a farmi sbertucciare fuori provincia, ora non so se fare il Pappalardo di lasciatemi sfogare o il Cutugno di lasciatemi cantare. Comunque sia, hai capito. Sono rimasto imbottigliato troppo tempo, e non è che puoi fermarmi mettendo un cordone di pedalò tra me e il campo. Qualsiasi campo sia.

Waimer – Sai perchè mi fai ridere? Perchè tanto a dire contro la Romagna, ma… ho studiato. E tu hai festeggiato più volte a Forlì che non al tuo amato Paladozza. Ci sei stato promosso tre volte, e visto come spesso e volentieri a Bologna sei rimasto fregato, perchè non vi trasferite là? Comunque sia, ora cosa volete fare? E non ho capito, siete in A? In B? Dove siete arrivati? Non eravate in quarta categoria? E ora come mai parlate di A? Ho perso un pezzo?

Bavvy – Ma no, è che sono fortunati, hanno fatto come con il Cepu, due anni in uno.

Piccy – Tu pensa alle olive. E’ che hanno rifondato nuovamente i campionati, ora hanno messo tutti insieme, per cui non c’è più la terza categoria ma si va direttamente alla seconda, che a questo punto mi sa essere più che altro una seconda e mezzo.

Bavvy – Sarà, ma io come misure, alla seconda preferisco sempre la terza. Abbondante.

Piccy – Comunque sia, siamo solo ad un passo da quelli là. Poi il resto non è che mi interessi tanto.

Bavvy – Mi sa che ci divertiamo, adesso. Perchè noi avremo anche la Fondazione che è piena di sponsor e soci ma che non riesce a tirare su un budget almeno da prime otto. Ma voi? Avete iniziato la stagione con gli “eroi” che hanno tirato fuori 2000 euro a testa, avete proseguito prendendo un allenatore che, mi sa, non è che sia sceso in quarta categoria solo “per amore solo per amore”, ora parlate di un budget da serie A. Mi sono perso un passaggio anche io, mi sa.

Piccy – Ma non stiamo a fossilizzarci su queste cose, cosa vuoi che sia? Ci saranno gli sponsor, i botteghini, poi non so. A me interessa che non ci siano sorprese al momento di iscriversi e che non mi vengano fuori termini come pregresso, o sinonimi. Le lodi le lascio ai frati, i lodi alle passate gestioni.

Bavvy – La fai facile, spero per te che tu non abbia sorprese. Perchè sai, negli ultimi anni, noialtri che vi abbiamo osservati ci siamo davvero fatti un sacco di risate.

Piccy – Aspetta un po’ e riderai meno. Te lo garantisco.

Waimer era felice. Perchè dopo anni in cui da Basket City arrivavano incarogniti, scopati poco e male (cit.), clonati e incazzosi, ora sembrava si fossero rimessi a litigare tra di loro come ai vecchi tempi. Chiaro, si ricordava di anni in cui gli oggetti del contendere estivo erano Jaric e Ginobili, ora i nomi gli parevano un pochino meno nobili. Ma se erano felici litigavano. Se litigavano alzavano la voce. Se alzavano la voce veniva loro sete. Se veniva loro sete dovevano bere. Se bevevano pagavano. Se pagavano lui incassava. E il cerchio si chiudeva.

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