Waimer stava grattando gli ultimi giorni di sole in quello che era una specie di garbage time della stagione estiva, recuperando qualcosa di un trimestre dove gli era piovuto addosso manco fosse stato un povero sloveno nelle mani degli Usa. Si era anche dotato di social network per mettere in giro foto della sua spiaggia e dimostrare che c’era ancora la passerella e non una pista da sci, e aveva perfino invitato Pierino Brunelli a disquisire di Magna Romagna per attirare un po’ di gente. Pensava a Donna Summer, e si accorgeva che quell’anno non c’era stata nè tanta Donna (e se c’era, era vestita da astronauta) nè tantomeno della Summer. Bella roba. Attorno a lui, continuavano a pascolare stancamente i due tifosi, che non sembravano esattamente in modalità “non vediamo l’ora di iniziare a giocare, ne vedremo delle belle”. Salvarsi in campionato, diceva uno. Salvarsi a prescindere, diceva l’altro.

Bavvy – Prime uscite. Tutti felici, tutti contenti, tutti a dire che i propri compagni sono i migliori mai avuti, che Tizio sarà la guida, che Caio sarà la sorpresa, eccetera. Potremmo fare copia e incolla delle dichiarazioni di ogni settembre e tirare dritto.

Waimer – Ma cosa dovrebbero dire? Vorresti che Ray dicesse di Mazzola che se lo ricordava negli anni ’70 quando faceva la pubblicità del Duplo? Vorresti che Imbrò segasse il letto a Cuccarolo? Che i nuovi americani si lamentassero che il McBacon non è come quello che mangiavano al di là della pozzanghera atlantica? Dai, è normale routine, solo che te sei così perplesso che fai caso anche agli spilli.

Bavvy – Sai mai, è la prima volta da quando esisto che una Virtus inizia il campionato con l’obiettivo primario di salvarsi, roba che nemmeno la Fortitudo ascensoristica degli anni ’80, potrò essere da un lato felice che finalmente tra un po’ si inizi a giocare, ma anche perplesso sul come mai siamo finiti a questo punto? In effetti ci sta, non è che possa pretendere dichiarazioni diverse da quelle che leggo, è che non ce l’ho mai pari, ma capitemi.

Piccy – Certo, lui si lamenta delle dichiarazioni. Io cosa dovrei dire? Avevo chiesto che non ci fossero proclami tipo siamo la Fortitudo, vinceremo, in alto i cuori, il pubblico più bello del mondo e solo di quelli devo leggere. Capisco che non ci sia tanto da dire, adesso, ma dopo tutto quello che è successo, mi piacerebbe che il coach, invece di frasi da scrivere sui diari delle quindicenni, si limitasse ad un lasciateci lavorare, ne riparliamo fra un po’: mica deve vendere un prodotto, o delle magliette. E questo è quel che dice l’area agonistica. Sul resto, non mi esprimo.

Waimer – Eppure qualcosa si sta muovendo: leggo di nuove società, di cambiamenti.

Piccy – Leggi bene. E’ da anni che si stanno creando nuovi contenitori con però, dentro, le stesse persone o quasi. E non è che se metti dell’acqua con l’Idrolitina dentro una bottiglia vuota di champagne ti viene fuori dello Chardonnay. Qualcuno parla di situazione gattopardesca, di tanti cambi ma di nessun cambio. Io, semplicemente, vorrei che qualcuno rispondesse alle mie domande.

Waimer – Sarebbero?

Piccy – Intanto, come è possibile che una roba da 4000 persone in quarta serie, con incassi settimanali che ad altre società sarebbero andati a bilancio in una intera stagione, sia riuscita a far un campionato da non vincere una gara di playoff, e da sentire di nuovo parlare di lodi. Quando, per anni, il mantra era sostenibilità. Poi, se non si riesce a fare una formattazione dirigenziale perchè i vecchi chiedono troppo o perchè i nuovi offrono poco. Infine, come si può sperare che mantenendo le stesse persone, o quasi, e soprattutto gli stessi portafogli, si possa puntare ad una ricostruzione ed una risalita. E io cosa dovrei fare? Abbonarmi con fotta? Lo farò, perchè la Fortitudo non la si può abbandonare mai. Ma qualcuno che mi risvegli il cuore, al mondo, c’è? O solo soggetti bravi a coniare slogan?

Waimer – Non c’è quell’americano, Tacopina, che adesso ci pensa lui?

Bavvy – Il nostro vecchio boss, quando stava per vendere ai rivieraschi, disse non sono dei Tacopina. Invece questo pare sia serio, e quegli altri non lo erano. Qui tutti dichiarano di voler risollevare Bologna, da tutti i punti di vista. Evidentemente il cric non è abbastanza solido. Però dai, come abbiamo già raccontato, noi non abbiamo avuto famiglie che ci hanno lasciato poca roba, solo tre miliardi, come a voi qui in Romagna.

Waimer smoccolò. Suo padre Jader gli aveva lasciato solo un bagno dove ormai stavano crescendo i funghi laddove c’erano le conchiglie, prima di scappare con una badante di non aveva ben capito quale sottoprovincia dell’Est Europa. Ora lo chiamava – con addebito al destinatario – raccontando di robe mai viste e fatte prima. A lui sarebbe bastato solo un po’ di sole prima di chiudere i battenti, e invece dal cielo arrivava l’ennesima nuvola fantozziana.

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