La bocca sollevò dal fiero pasto, il bagnino Waimer, senza preoccuparsi del fatto che la piadina gli avesse lasciato un po’ di rucola avvinghiata ai denti. Il problema era il maltempo, che limitava gli affari, e suo nonno Iader tuonava contro il buco nell’ozono e non si sa quali altre sciagure immani che trovavano il loro sbocco tutte lì, nel cielo sopra la Romagna non esattamente solatìa. Guardò in spiaggia, dove il fratellino piccolo stava cercando di convincere alcuni coetanei ad una americana attorno al tavolo del ping pong: gli venne un brivido, pensando a come il minore si chiamasse Camper – tanto per restare fedeli alla desinenza – perché, da quel che raccontavano i genitori, era stato concepito proprio su un camper. Adì mi è andata bene – sospirò Waimer –perché io invece sono stato fatto durante un concerto di Gianni Drudi, mi hanno detto, e quindi ho rischiato di chiamarmi Fikyfiky, o Mafaldo, o Tiramisulabananacolbacio. Questi erano i suoi pensieri, mentre le due tribù bolognesi, quella bianconera e quella biancoblu, continuavano a trasecolare al proprio interno, dimentiche di come, fino a poco tempo prima, lo sberleffo era verso il nemico, e non verso l’ex compagno di gradinata. Questa volta, il bagnino si mise ad ascoltare le discussioni fortitudine.

Vadoanchio – Io sarò fatto a modo mio, ma quando leggo di diligence o altre robe simili mi viene in mente Furia e Mal che ne decante le imprese, e non riesco proprio a collegare ‘sto termine con la pallacanestro. Ma ormai, cosa ne è rimasto del basket giocato?

Noiono – Assolutamente niente, e chi ora sta cercando di convincerti a seguire il proprio progetto, chiunque esso sia, lo fa solo per un proprio interesse: non ti fidare, ma attorno a qualsiasi cosa, Paladozza o marchio o 103 o SG o altro, c’è un marcio che noi nemeno immaginiamo. Ed è per questo che ormai ritengo morta la mia avventura nel basket. La mia Fortitudo non esisterà più, e i colpevoli sono tanti, troppi. Se si facesse un processo di Norimberga a proposito di ciò, ci sarebbero le celle intasate.

Vadoanchio – Guarda, ogni tanto la penso come te, e mi chiedo a cosa serva star qui a sperare. Poi però mi dico che non ce la faccio, non posso proprio rinunciare all’idea di passare le domeniche a vedere le partite di una squadra che non sia la Virtus e che, tutto sommato, abbia un che di Fortitudo al proprio interno. E non mi interessa da cosa questa possa nascere: siamo in un mondo in cui gli interessi economici vincono su tutto, e se dovessimo filosofeggiare sui diritti sportivi o altro, scopriremmo che forse in Italia di squadre pure ne sono rimaste poche. E allora, non essendo noi immuni dai guai, dobbiamo farcene una ragione.

Noiono – Ma me lo ordina il medico di seguire del basket? Io amavo la Fortitudo, sono uno di quelli che l’ha seguita ovunque, però ora mi sembra che stiano cercando di incollare uno stemmino su una maglia, e convincermi che quella sia la vera fede. Ma le canotte non sono come le magliette di Capitan Harlock che avevamo da bambini, e bastava una stirata per avere il suo faccione monocolo sul petto! Questo è un Frankenstein, e non posso innamorarmene.

Vadoanchio – Io so che c’è gente che ci sta provando. Magari sbagliando qualsiasi mossa, ma al netto del fatto che di mecenati non ne esistono più, almeno si sta sbattendo. E poi c’è un’altra cosa che mi fa pensare positivo: se sparissimo, sarebbe come dare un ulteriore merito a Sacrati. Seguire la Effe che sarà è anche un modo per sminuirlo: pensa, ha combinato di tutto, ma almeno a far sparire la Fortitudo non ci è riuscito. Ecco, mi piacerebbe andare avanti per dirgli tiè, sono vivo nonostante te, mentre lui si accorda con Sabatini: sparire sarebbe abbassare la testa davanti ai suoi parchi stellari, alle sue Dubai e a tutto il resto. Andare avanti, magari turandosi il naso, significherebbe che c’è voglia di cancellarlo.

Noiono – La fai troppo poetica. Io speravo in certe cose, volevo certe garanzie, e nessuno me ne ha date. Anzi, sembra quasi che a non seguire gli ibridi io sia diventato una specie di complice. E questo non mi sta bene: non puoi importi l’innamoramento per un qualcosa, se questo non ti nasce dal cuore.

Vadoanchio – Lo so, ma qui è come nei referendum: ti devi schierare, da una parte o dall’altra, e restare a casa alla fine non è una astensione, ma una presa di posizione che porta ad un risultato specifico. Se voto sì è sì, se voti no è no, se resti a casa è no comunque. Triste ma così: e qui, per me, lavarsene le mani alla fine non aiuta. Io vorrei solo dimenticare e andare avanti: poi magari la passione verrà in seguito, ma senza una palla che rimbalza, senza una Fortitudo attorno, io non ci so stare.

Sarebbero andati avanti per ore, poi vennero interrotti da una notizia, che annunciava la morte di Mike Mitchell: ci fu un minuto di raccoglimento collettivo, perché il Professore meritava questo ed altro, poi ad entrambi venne in mente come erano belli gli anni precedenti. Quando non discutevano di diligenze o ibridi, ma facevano fronte comune nel leggere i giornali e parlare di mercato. Quello dei giocatori, non quello delle piazze come se si stesse giocando a Monopoli. E di come era divertente sbeffeggiare l’avversario bianconero. Oggi, i bianconeri non sarebbero stati proprio nei loro pensieri, se non ci si fosse messo quel loro proprietario a chiamarli sempre in ballo. Altri tempi: oggi, il nemico non c’era bisogno di cercarlo nella curva avversaria. Oggi, il nemico, era in casa.

 

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