L’estate era ormai agli sgoccioli, e Waimer rifiatava pensando che, forse, anche il 2013 era riuscito a portarselo a casa. C’erano ancora degli squarci di sole, anche se la mattina diventava difficile aver frotte di gente prima di una certa ora, e la diminuzione delle temperature rendeva meno urgente la necessità di fiondarsi al bar per bere. Ma tutto sommato non gli dispiaceva andare verso la chiusura dei battenti, ricordando sempre come la fine delle altrui vacanze sarebbe poi stato l’inizio delle sue. Ma, come cantava Ligabue quando ancora era interessante, Non è tempo per noi: in spiaggia qualcuno gironzolava ancora, e lui doveva rispondere presente come il famoso factotum rossiniano. Era anche tornato il tifoso bianconero, che per una sera aveva ripreso la A14 in direzione cittadina per andare a sentire una presentazione della sua squadra.

Bavvy – Oh, a me la Festa dell’Unità, o come ora la chiamano, piace davvero poco. E non è una questione politica, perché di ‘ste cose me ne interesso zero virgola zero. Ma è che quando al Parco Nord iniziano ad aprire gli stands, so che l’estate sta finendo, che urge iniziare a vestirsi, e che non è più il tempo di mettere i piedi nella sabbia. Però dai, inizio ad avere voglia di basket giocato. Da quanto è che non capita? Da maggio, quando finimmo il campionato e tutti avevamo solo una gran voglia di girare pagina e dimenticare tutto. Tutto, ecco.

Waimer – Beh, ora iniziano le amichevoli, anche se mi sa che con tutte le nazionali non è che abbiate poi tanto modo di capire cosa va e cosa non va.

Bavvy – Vero, ma quel che conta è che i ragazzi inizino a conoscersi, a stare bene tra di loro, che i mori si dividano la palla da buoni amici e tutto il resto. Poi manca ancora un mese a quando la suddetta palla inizierà a scottare, per cui godiamoci quello che c’è senza mettere pressione alla truppa. Sono molto curioso: nuova squadra, nuovi stranieri, nuova società, nuovo sponsor. Ah, già che ci sei, potresti piantarla con gli happy hour birrosi e iniziare a darci del latte, sai già di quale marca?

Waimer – Oddio, non me lo aveva chiesto il tuo compare rossoblu quando aveva Baggio, me lo chiedi ora te con Walsh? Che oltretutto non è quello delle chiappe messe su twitter?

Bavvy – Fosse stato in linea con i dettami societari avrebbe dovuto mettere dei topless, piuttosto. Dai, c’è entusiasmo, la nouvelle vague, e speriamo che la storia con Poeta abbia un finale che sia rispettoso sia delle esigenze della squadra che di quelle del ragazzo. Che dai, un po’ di cose in Virtus le ha fatte.

Waimer – Ma tu cosa ti aspetti dal campionato? Oh, forse te l’ho già chiesto, ma al millesimo ombrellone aperto questa estate inizio a dare le onde anche io.

Bavvy – Intanto, normalità. Poi sai come siamo fatti, siamo incontentabili e so già che qualcuno borbotterà alla prima forzatura di Hardy dicendo che i due non sono compatibili o altro. Però dicono che puntiamo all’ottavo posto. Ecco, se potessimo intanto navigare intorno al settimo tanto male non mi farebbe: non è che altrove ci siano corazzate danarose eccetera, e poi noi siamo la Virtus. Un anno sbilenco lo posso anche sopportare, ma due no.

Waimer – Ma.. di quegli altri sai niente? Leggo che stanno ripartendo.

Bavvy – Beh, seguo poco. Sai, io faccio la serie A, mica le minors, e non bado a queste altre cose. So che hanno aperto la campagna abbonamenti e qualcuno ha mugugnato perché non è facilissimo andare a prendere le tessere, tra orari d’ufficio e altre cose. Boh, non seguo tanto, da esterno mi verrebbe da dire che per incentivare tutti, anche gli indecisi, avrebbero dovuto mettere dei banchetti ovunque. Fuori dai centri commerciali, fuori dalle chiese (e dalle case del popolo, par condicio) eccetera. Hai presente quando fai la spesa, che magari sei lì che aspetti il tuo turno alla cassa e ti cade l’occhio sulle patatine o sulle cicles? E che alla fine le metti nel carrello quasi per inerzia? Ecco, forse dovrebbero fare uguale. Magari un giorno Maometto tornerà alla montagna, ma oggi deve essere la montagna ad andare incontro a tutti quei maomettani che magari non si ricordano più come funziona il gioco.

Waimer si perse un po’ per strada a sentire parlare di Maometto e montagne, lui che conosceva solo il mare. Ma c’erano i primi lettini da lavare per poi essere chiusi negli sgabuzzini in vista della fine stagione, e poi lui di religione ne conosceva davvero poco. Il suo profeta era Gianni Drudi, e non è che andasse molto oltre: per quello che doveva fare in spiaggia bastava e avanzava.

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