Questa storia delle perturbazioni lo aveva un po’ turbato. I tg che parlavano del caldo d’estate come se fosse una roba mai vista prima, così come dei possibili temporali estivi, anche questo un prodotto che, a quanto pare, non si era mai palesato prima di questo 2013. E Waimer si chiedeva se tutto ‘sto interesse per il meteo non fosse poi semplicemente un modo per nascondere altre cose: addirittura era apparso uno strano soggetto con tanto di microfono e telecamera per chiedergli le previsioni del tempo, e non aveva capito perchè la sua risposta, basta che ci sia della gnocca, fosse stata asportata dal servizio. Misteri. Questo mentre il tifoso bianconero entrò nel bar chiedendo un bicchiere di latte.

Waimer – Latte? Qui? Ma sei impazzito? Oh, qui c’è birra, ci sono aperitivi, ma per il latte, guarda… Ci dovrebbe essere un Bagno, poco più in là, specializzato in neonati e lattanti. Chiedi a loro.

Bavvy – Eh no. Qui siamo tornati tutti al latte, rigorosamente Granarolo. Per cui da oggi i miei aperitivi li farai come dico io o niente. Dai, fammi essere felice, almeno nostalgicamente parlando quello è un marchio che mi ricorda i bei tempi. Brunamonti, Villalta quando giocava, Van Breda, la stella… Ero ragazzino, e sono state cose di quel genere a farmi innamorare della Virtus. L’idea di andare a vincere contro quella Milano che sembrava padrona di tutto, con D’Antoni e Meneghin che potevano fare qualsiasi cosa, e noi che ce ne fregavamo di tutte ‘ste minchiate e festeggiavamo. Ecco, non è che sia uno sponsor a farci diventare vincenti dall’oggi al domani. Però intanto è una bella cosa, non trovi?

Waimer – Ah, puoi dire quello che vuoi, ma io la vodka con il parzialmente scremato non te la faccio, sia chiaro. Però, mi chiedo, alla fine contano i giocatori, o credete che a vincere siano solo le mucche?

Bavvy – Nono, quello che conta è che ci siano i giocatori, però intanto avere uno sponsor non è che sia una cosa così scontata, al giorno d’oggi. Qualcuno che crede in te, nel tuo progetto, e che tira fuori qualche soldo: non saranno le cifrone di qualche tempo fa, ma non si butta via niente. Poi dai, non è che la squadra che sta nascendo sia poi così scarsa, anche se per ogni giocatore che arriva ci deve essere un tira e molla, una telenovela, un vengo-non vengo: Walsh bene, Siva non bene, vediamo cosa saranno i prossimi, ma sembra una squadra da corsa. Ed è quello che volevo: titolari forti e affidabili, giovani dietro pronti a prenderne il passo ma che non abbiano responsabilità tali da far tremare loro le gambe. Vuoi i giovani? Benissimo, ma che ci sia dietro un paracadute pronto a limitarne i normali passaggi a vuoto. Imbrò, Fontecchio, Landi: hanno fatto tanto bene nelle proprie categorie giovanili, ora toccherà anche a loro.

Waimer – Ma il discorso poi è il solito: con i giovani ci vinci, o no? E se non ci vinci, dovrai fare in modo di rafforzarti e limitarne il minutaggio.

Bavvy – Sono pienamente d’accordo a metà, come si suol dire. Devi dare spazio ai giovani, ma devi anche avere una squadra che, attorno a questi, non li renda decisivi: devono essere un plus valore, non il fondamento delle tue partite. Se daranno 6 oggi e 8 domani sarà una crescita, se daranno 6 oggi e 5 domani, per qualsiasi motivo, che ci sia qualcuno pronto a supportarli, e non gli Hasbrouck o altri personaggi, ecco, alquanto deludenti.

Waimer – Bene, e l’obiettivo della Virtus di oggi, quale sarebbe?

Bavvy – Andare sui giornali perchè si parla di basket, e non di faccende collaterali, che vanno bene quando si vince ma non quando si perde. Non sentire parlare di lodi o di pregressi, nemmeno se si trattasse di un euro. E provare a stare non dico sopra Siena o Milano, ma a livello di chi è pari a noi: se siamo da ottavo posto che si arrivi ottavi o al massimo settimi, ma non noni. Chiedo troppo?

Waimer si guardò bene dall’andare avanti nella discussione, anche perchè vide entrare nel bar un losco figuro che, treenne munito, iniziò a brontolare perchè, a quanto pare, due bolognesi (Danilo Masotti e Ivo Germano) avevano scritto un libro sugli anni 80 (New Gold Dream e altre storie degli anni 80, passare poi alla cassa per la pubblicità occulta, ndr) senza interpellare lui, che di quel decennio era il massimo conoscitore nell’emisfero boreale. E Waimer capì che, per qualche settimana, nessuno avrebbe raccontato di lui.

 

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