Faceva caldo, ma non era quel caldo che portasse poi la gente a fare la coda per una bevanda o per la birra refrigerante. Waimer sperava che il venticello calasse e aumentasse il suo introito, ma le cose andavano e venivano. Andavano, come quello strano soggetto che per qualche giorno era apparso in spiaggia impezzandolo su come fosse clamoroso il disco nuovo di tali Pet Shop Boys. E venivano, come un figuro che, a guardalo bene, per Waimer proprio inedito non era. Era qualcuno che aveva già visto anni prima, e che ora era ritornato in spiaggia con una faccia vecchia ma che sembrava completamente nuova, nuova ma con connotati che venivano da molto, molto lontano. Il bagnino si incuriosì, e provò ad avvicinarlo.

Waimer – Ma io e te non ci siamo già visti, qualche tempo fa? Non eri quello che battibeccava sempre con quell’altro, quello che ora è lì che parla da solo e fa sempre i nomi di tali gigli e tali poeti?

Piccinho – Sono io, direi. Rinnovato, ringiovanito, ma pare che sia tornato.

Waimer – Scusa, e in tutto questo tempo cosa hai fatto? Dove sei andato?

Piccinho – Hai presente quel film, “La mosca”, dove c’è quel tizio che si teletrasporta da una capsula all’altra, fino a non capire più che cosa sia? Ecco, qualcosa del genere. Me ne sono successe di tutti i colori, cose esaltanti e mortificanti, mortificanti ed esaltanti, clonazioni e declonazioni, separazioni e riunioni. Roba da farmi girare la testa, in me vivono esperienze diverse, contraddittorie e spesso anche contrastanti. Ma ora vorrei provare, diciamo, a ripartire daccapo. Ricordo da dove vengo, spero di fare strada, ora devo solo ritrovare solidamente la mia identità.

Waimer – Ah, guarda, a me interessa solo che se prendi qualcosa poi passi al bar. Ma quindi, oggi, chi sei?

Piccinho – Sono uno che vorrebbe ripartire, anche se come tutte le novità con alle spalle un passato entusiasmante ma faccende recenti un po’ complicate, vivo di equilibri non del tutto immediati. Ho voglia di fare, e so che spesso e volentieri non basta la volontà e quella che chiamano “fotta” per andare avanti, altrimenti dopo quella roba successa a Forlì saremmo tornati in Eurolega senza passare dal via, altro che scissioni e guerre civili. Vorrei che il mio entusiasmo venisse incanalato nel modo migliore e non venisse strumentalizzato, vorrei che attorno a me ci fosse un progetto non dico di ambizioni, perché mica voglio tornare a sentire la divoscion dall’oggi al domani. Ma che ci sia un po’ di serietà, un qualcosa di futuribile per fare i passi che devono essere fatti, in avanti, senza corse ma nemmeno senza la paura, giorno dopo giorno, di sparire in breve. Vorrei sentire il suono della palla sul parquet, lo speaker che grida dopo una tripla nel canestro giusto e l’applauso dopo una vittoria. Vorrei sentire che appartengo a tutti, senza che ci siano distinzioni tra chi un anno fa era da una parte e chi invece dall’altra, dato che non conta da dove si è arrivati per essere a questo punto, ma conta solo esserci. Non vorrei entrare nelle cronache per questioni economiche, vorrei che la parola lodo fosse una prima persona singolare di un verbo e non un sostantivo. Chiedo solo questo, perché sono nuovo ma ho dietro tanta storia, che merita rispetto da qualsiasi parte la si guardi.

Waimer – Oh, calma calma, rallenta, che stai dicendo troppe cose e non riesco a seguirti. Io sono solo un bagnino, mica uno che deve ascoltare un’omelia.

Piccinho – Scusa, ma è tanto tempo che non riuscivo a parlare, e adesso vorrei dire tante cose. Comunque quello che conta è che ci sono, anche se mi hanno messo in un girone di nebbie mentre invece, nella prima opzione, sarei venuto spesso al mare. Vabbè, tanto poi le trasferte enogastronomiche le facevano quegli altri là. Io intanto voglio esserci, punto e basta.

Waimer restò un po’ perplesso dalla foga e dalla voglia di parlare di ‘sto nuovo tizio, che ancora camminava un po’ a fatica perché era come se fosse stato sdraiato e immobile da tanto tempo e non ricordasse bene come si facesse a mettere un piede dopo l’altro, ma alla fine pensò che tutto sommato un po’ di sana competitività nel suo bagno era anche utile. Battibeccano, litigano, alzano la voce, si ingolfano la gola e poi vengono al bar a bere. Ben venga, o ben torni qualdirsivoglia, ecco.

 

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