Era arrivato il caldo, e la gente brontolava, sbuffando e sudando, dimenticando come solo una settimana prima brontolasse, sbuffasse (ma non sudasse) perchè non era abbastanza caldo. Waimer pensava che avrebbe avuto bisogno di una specie di condizionatore universale, in modo da mettere la temperatura sopra il suo bagno ad un fisso, senza sentire nè di gente che andava via per il non caldo, che di gente che si spostava altrove per il troppo caldo. Insomma, non ce l’avevano mai pari. Ma intanto si era arrivati attorno al finale di giugno, qualcosa si stava muovendo e, sì, con la chiusura della stagione del basket (in tutto e per tutto) era iniziata definitivamente anche la sua. I bambini rovinavano dalle giostre, gli sfigati correvano in acqua facendosi amputare le falangi dei piedi da conchiglie sbarazzine, i cetacei lombardi chiedevano straordinari agli oli abbronzanti: tutto in regola.

Waimer – Allora, campionato finito anche per quelli che continuavano a giocare?

Bavvy – Mah, diciamo di sì. E, indovina chi ha vinto? Sempre loro.

Waimer – Ma come? Ma non erano arrivati dietro in regular season, non avevano contratto le spese, non si era sentito che c’erano poi problemi a monte (paschi)?

Bavvy – Oddio, sulla contrazione delle spese possiamo poi parlarne, andando a vedere chi Siena aveva non dico in panchina ma addirittura in tribuna, rispetto a Roma. Però da un lato sono stati bravi a compattarsi nel momento del bisogno, a crederci, e dall’altro… Vabbè, faremmo torto alla nostra intelligenza se negassimo che, insomma, quando serve…

Waimer – Intendi che li aiutano?

Bavvy – Intendo dire che le avversarie di Siena devono avere sempre tanta pazienza, accettare il concetto di pesi e misure non sempre uguali, e far buon viso a cattivo fischio. Calvani non lo ha saputo accettare ed è finito espulso. Le devi vincere due volte, una non basta, e sapere accettare le pressioni esterne. Roma era troppo inesperta, così come forse lo è stata Varese: quando vedi che una squalifica viene evaporata con tanto di scuse, non ti devi innervosire, perchè sai che funziona così. Ne sappiamo noi qualcosa a Bologna, tra caterpillar, cicorie e tutto il resto. Ora è giusto che lo imparino anche altri.

Waimer – Brutta roba. Peccato, perchè i playoff erano stati belli.

Bavvy – Sono belli nell’ordine del guardare un film di cui, però, capisci fin dalla terza scena chi sarà il colpevole e come andrà a finire. Ma vabbè, io poi devo guardare dentro il mio orticello. Abbiamo iniziato la campagna abbonamenti, abbiamo ufficializzato chi farà il mercato, chi sarà l’allenatore, qualche giovane che resterà. Oh, è tutto… come dire… normale. E non è una notizia, questa? Quello che mi fa ridere è pensare a come tutti cerchino di far dimenticare il passato. Si parla di dover ritornare allo stile Virtus, al parlare di basket e non di altro, eppure fino a poche settimane fa si avallava qualsiasi cosa arrivasse da Sabatini. Che, peraltro, non è che si sia ritirato in convento, ma per ora sembra davvero defilato.

Waimer – Ma sarà possibile, prima o poi, un giudizio definitivo sul decennio sabatiniano?

Bavvy – Guarda… Io penso che se non ci fosse stato lui, non ci saremmo stati noi. E la moltiplicazione delle Fortitudo che c’è stata di là ce lo dimostra. Però ho l’impressione che, dopo un po’, sia stato messo il vezzo personale di fronte al bene collettivo, la voglia di sorprendere ad ogni costo, la ricerca del titolo senza che nessuno (tranne poca roba) davvero cercasse una discussione preferendo invece il semplice acritico riportar le cose. Poi chiaro, in Virtus non siamo mai contenti, e se anche ci fosse stata maggior continenza verbale mica saremmo stati felici dei terzultimi posti (e ci sarebbe mancato il contrario). Però, ecco, ora penso sia giunto il momento del lasciamoci senza rancore, chi ha avuto ecc. Grazie per gli anni buoni, meno grazie per gli anni meno buoni, e speriamo che ‘sti pregressi siano poi roba da poco.

Waimer – Quando è stato, secondo te, il momento di rottura?

Bavvy – Boh, a parer mio quello che è capitato nella primavera 2007, dal trombare poco e male allo smantellare la squadra senza una vera ragione. Poi dai, pensiamo al futuro. Che è giocare dove è giusto che giochiamo, cercare di ottenere il meglio con quello che si ha, ottimizzando risorse economiche e umane. Non voglio vedere dei maial sul sito ufficiale della Virtus, nè dei torna a casa Lassie: cerchiamo di fare le cose normali, punto. E ora pensiamo alla squadra, che dici?

Basket giocato. O, semplicemente, basket parlato, ma basket. Waimer ogni tanto trasecolava, quando sentiva i suoi clienti disquisire di giocatori e non di avvocati, ma alla fine quello che gli interessava era lo squillar del registratore di cassa e la gnocca. Come sempre. Per cui, lasciò il tifoso bianconero nei suoi sogni mostruosamente proibiti e andò ad osservare un gruppo di quindicenni reggiane che, appena finita la scuola, erano state teletrasportate dalle nonne sulla sua spiaggia. Vai, gli diceva una vocina nel cervello, e non solo nel cervello.

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