Il bagnino stava ancora finendo di spolverare il bancone da cui avrebbe presto iniziato a servire i soliti tè alla pesca e quegli aperitivi che proprio non capiva, da astemio. Qualcuno tramite una radio bolognese aveva anche disquisito di un certo gelato al maiale, ma lui ‘sta roba proprio non l’aveva trovata, nelle fiere riminesi. Si era alla fine di maggio, ed era felice perché dal capoluogo, stavolta, non erano arrivati i soliti due litigiosissimi che da anni si mettevano sotto un ombrellone a fare a gara a chi, estivamente parlando, ce l’aveva più duro. No, questa volta a chieder spazio in spiaggia erano arrivati due gruppettini, uno vestito solamente di bianconero e uno invece biancoblu, che avevano chiesto ombrelloni separati perché, a quanto pare, i borbottii quest’estate non sarebbero stati tra Virtus e Fortitudo, ma solo diatribe interne. Tra pro e contro Sabatini, tra pro e contro Romagnoli.

Waimer – Adì, a me ‘sta cosa qui va anche bene perché vendo più ghiaccioli alla panna, però cosa sta succedendo in questa città dove tutti sono contro tutti? E poi, quelli là vestiti di biancoblu, non è che stiano puntando a far fuori la mia Rimini?

Non lo ascoltavano: non lo facevano prima, figurarsi ora. Tra i due gruppettini non c’erano contatti, perché evidentemente dopo anni di separazioni gerarchiche i virtussini non consideravano più avversari credibili quegli altri finiti a battagliare – per chi ancora li seguiva – con Santarcangelo di Romagna, e i fortitudini erano troppo impegnati a farsi la guerra tra loro per ricordarsi che, un tempo, il nemico era bianconero, e non certo al proprio interno. Seguire i discorsi era davvero difficile, perché un conto è riportare un dibattito tra due entità, figurarsi tra quattro e più: sì, perché sotto l’ombrellone biancoblu (pagato, diceva il bagnino riminese, con un bond macchiato di piadina alla nutella), l’impressione era quella per cui, se ci fossero state quattromila persone, ognuna avrebbe messo sul piatto una sua diversa versione della Fortitudo che sarebbe dovuta essere. Diamo allora un occhio, intanto, all’ombrellone biancoblu, dato che quello bianconero era stato appena popolato da soggetti appena arrivati da gara 4, e quindi ancora di pelle ben bianca e poco avvezza alla tintarella.

Vado anch’io – Insomma, io proprio non riesco a capire cosa siamo diventati. Apro il giornale e leggo di critiche a Romagnoli, di accuse per cui lui fa tutto per un proprio tornaconto personale e altre robe del genere: certo, sono d’accordo. Ha messo in campo una squadra che si è fatta mettere i piedi in testa da chiunque, e a 35 giorni dalla fine del famoso ultimatum del 30 giugno ancora non sappiamo niente. Però io penso che siamo sulla buona strada: Gil non ha più il Paladozza, non ha più niente in mano, e forse il momento per decapitarlo (sportivamente parlando) è arrivato. Poi, spero, che evitato il rischio di due diverse Fortitudo, qualcosa si possa ricominciare a fare, no? No, perché comunque sia ci sarà chi non sarà d’accordo. Bello, no?

No io no – Guarda, io proprio non riesco a capire voi, che state festeggiando la dipartita di Sacrati dal Paladozza: non è Sacrati che viene sbattuto fuori, ma la Fortitudo, tanto che lui là si è preso anche i trofei, pare. Cosa dovrei fare? Seguire uno che ancora non ci ha detto niente di cosa vuole fare, solo sulla fiducia? E io dovrei credere che chiunque appaia e dica “Sono la Fortitudo” debba essere per forza creduto? No, io continuo a pensare che si sarebbe dovuto fare in un altro modo, senza star qui a foraggiare Gil e far dei balletti con il marchio. Avevamo chiesto delle cose, non ci sono state date, e allora amen: non si vive di solo basket, e non mi verrete a dire che se la Fortitudo sparisce è colpa mia.

Vado anch’io – Bene, possiamo essere d’accordo sul fatto che Romagnoli fin qui non è riuscito ad imbroccarne una, e lui stesso ha spesso fatto autocritica. Ma tu vedi tutta questa fila di alternative alla porta? Pensi che ci sia la coda di telefonate per dire “faccio io, caccio i soldi”? No, non c’è nulla. E non voglio sapere cosa ci sia dietro le trattative con la Casa Madre: dico solo che se la Fortitudo originaria da l’ok a Romagnoli, non posso pensare che ci sia qualcuno che possa andare a reputarsi più Fortitudo di questi. Come la storia per cui il marchio della SG non sarebbe della SG: dai, ma possibile che un minimo di credito a chi, finora, ci ha messo la faccia, lo si può dare? Abbiamo sopportato speculatori e altre cose, abbiamo accettato il Galactico e questo che ci ha portati in Prima Divisione: almeno dire seguo Romagnoli perché va bene tutto pur di dar contro a Sacrati sarebbe stato il minimo, no?

No io no – No, perché io Budrio non la seguo. Perché quella è Budrio, capisci? E le ultime partite dove le ha giocate, te lo ricordi? Serviva un progetto, non una compravendita di diritti che è l’ultima cosa che voglio. Non credo di essere un talebano della 103, come ogni tanto mi capita di sentir dire, però non posso nemmeno accettare questi trucchi per cui basti attaccare una F ad una maglietta per diventare chissà cosa.

Vado anch’io – Ti posso anche credere, ma intanto se quest’anno non ci fosse stato Romagnoli, Sacrati forse non avrebbe avuto un vero e proprio contraltare per la questione del marchio e del Paladozza, non trovi? Qualcuno che in un modo o nell’altro – anche se poteva fare di più – evidenziasse l’anomalia di quello che stava capitando. Bisogna mettere in conto che servono delle alternative per ripartire, altrimenti qui ci si spegne, e non si fa capire che Sacrati attorno ha solo terra bruciata, capisci?

No io no – Dilla come vuoi, ma io tra la non iscrizione e lo sfratto mi sono sentito spaccare il cuore. Perché quella era la mia Fortitudo, e non è che facendo un patchwork le cose possano tornare a posto così in automatico. Non è così, e lo sai, e le alternative per me ci potevano essere.

Vado anch’io – Cosa? Una C2? Una serie Zeta ma illibati? Ma non vedi che ormai il mondo va così, e che è normale andare alla ricerca di altri diritti? Mica solo la Virtus lo ha fatto: è successo a Pesaro, a Verona, in tante altre realtà sparse qua e là. Io voglio solo che in campo ci sia un qualcosa che abbia la dicitura Fortitudo, senza tante seghe mentali su marchi, affiliazioni e altre cose. Alle partite IVA preferisco le partite in campo, ecco, e chiedo solo di poter seguire una squadra che non sia bianconera e con la V sulle maglie.

Si lagnavano, i due fortitudini agli opposti lati dell’ombrellone, e trovarono accordo solo quando lessero che Alex Finelli, simbolo dell’ultima Fortitudo da tutti riconosciuta, poteva diventare il nuovo allenatore Virtus: la cosa li fece sentire come se qualcuno avesse strappato loro l’ultimo trofeo vero e proprio, ovvero la voglia di andare oltre ogni ostacolo. Per un attimo, dai loro occhi uscì una lacrima, ma poi finsero che fosse una piadina entrata per sbaglio nei bulbi oculari.

Dall’altra parte della spiaggia, discussioni uguali e contrarie venivano fatte da tifosi virtussini, che si dividevano in filosocietari e anti-Sabatini. Ma erano appena arrivati, e quindi dovevano ancora ben definire le proprie posizioni, per cui ne racconteremo la prossima volta. Il bagnino, intanto, osservava pensando che aveva duplicato i suoi incassi, ma forse si divertiva di più prima, a sentire le due fazioni scannarsi reciprocamente, e non come oggi dove ognuno litigava sotto il proprio ombrellone.

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