La burrasca di qualche giorno prima aveva spazzato via un po’ di gradi nel termometro, portando le temperature a livelli regolari, e anche un bel po’ di turisti rientrati alla base con partenze non del tutto intelligenti. Quindi, in spiaggia, restavano gli aficionados, i pensionati, e qualche mamma in attesa di notizie sulle scuole. Le stesse mamme che avevano lasciato per due mesi i figli ad ammassarsi su scivoli e altalene, ora, tremavano all’idea che i banchi scolastici non fossero a distanza di sputo. Waimer pensava che sarebbe stato più semplice spiegare ai bambini di non sputarsi addosso, ma lui faceva il bagnino e non il virologo, e di figli – almeno legittimi – non ne aveva. Quindi meglio festeggiare l’ingresso nel mese di settembre, le ultime settimane di lavoro prima delle sue, di vacanze (rigorosamente a Bagno di Romagna) e la ritrovata quiete, specie dopo che il focolaio delle Indie aveva quarantenato metà di quel gruppo che da maggio sracchettava senza sosta. Quiete che saltava, però, passando davanti ai due – distanziatissimi – tifosi.

Waimer – Scusate, perfino io so che stasera c’è un derby tra voi due. Ebbene, mi chiedo, perchè siete ancora qua? Perchè non ve ne tornate a casa vostra, che mi state rompendo le palle da aprile e nemmeno consumate tanto perchè non volete entrare al bar con la mascherina?

Piccy – Perchè a me di ‘ste presunte coppe che in realtà sono tornei di precampionato con il vestito buono non piacciono. E se poi devo andare alla partita accompagnato dal badante per andare in bagno, senza la possibilità di tifare o di portare uno striscione, allora sto a casa. Non è basket, questo.

Bavvy – Ah beh, senza salsicciata tu non ci puoi stare. Perchè non dici che hai paura di perdere il derby di 50, come dice il tuo allenatore?

Piccy – Da quanto ne so nemmeno i tuoi gruppi organizzati sono poi tanto contenti di ‘sta situazione, quindi perchè devi attribuirmi cose di cui perfino tu sei d’accordo?

Bavvy – Resta il fatto che stai diventando come me. Dici che non te ne frega niente di questo torneo, poi alla prima sconfitta e alla gara successiva con Cremona, discretamente laide, hai iniziato a brontolare che questo non va bene, che l’allenatore ha idee passate, che non si difende, che servono altri tre acquisti. Oh, non dicevi sempre a me che io ero quello che alla prima palla a due persa volevo cambiare mezza squadra? Dai, ti stai virtussinizzando. Dai, ti passo il santino del Dottorzanetti davanti al quale inginocchiarti.

Piccy – Perchè dopo aver rischiato di perdere da Reggio come abbiamo fatto noi non hai pensato anche tu la stessa cosa? Mala gestione della panchina, Teodosic che non deve riposare eccetera? Dai, va là che fai finta di fregartene della coppa e del derby, ma stasera hai una paura matta di perdere.

Waimer – Riscusate. Siete lì che dite che della partita non ve ne frega niente, e state trovando scuse e biscuse per non guardare. Ma sotto sotto fremete non perchè la volete vincere, ma perchè non la volete perdere. Allora, perchè invece di star qua a mettere la testa sotto la sabbia non prendete e ve la andate a vedere? Ah no, c’è anche ‘sta roba dei pochi posti. Niente da fare, vi avrò in schiena sempre e comunque. Che strazio.

Strazio, appunto. Addirittura i due tifosi gli avevano chiesto di collegare tramite Chromecast o qualcosa del genere il pc alla tv del bagno, e lui spiegò che aveva ancora la televisione con i canali a rotella, altro che smart. Per fortuna venne interrotto da un ispettore sanitario che doveva fargli un tampone, dato che metà dei suoi clienti era stata alle Indie a Ferragosto e quindi il rischio c’era. Il rischio non c’era, pensò lui che era socialmente distanziato dalla nascita: risultò positivo a qualsiasi cosa, anche a malattie infantili debellate già nel Settecento, ma il Covid nel suo corpo non era riuscito ad entrare. Festeggiò con un rutto al timo, e scatarrando addosso all’infermiere. Dura, la vita.

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