Arrivati quasi a metà estate, Waimer non sapeva come come valutare quanto aveva vissuto fino a quel momento: i lavori a Pasqua senza sapere se avrebbe aperto, le minchiate sui box di plexiglass al posto degli ombrelloni, i timidi tentativi di convincere la gente a stare distanziata, e infine l’orgia canonica di tutti gli anni. Con lui a provare anche a chiedere di stare distanziati e mascherinati almeno nel bar, ma impossibilitato poi a fare da guardia armata una volta salita, la gente, sulla passerella. Sperava solo che non saltasse fuori che la disinibita 23enne di Casumaro, ribattezzata non fate la fila, non avesse focolai. O che nel reparto bocce il 79enne di Alfonsine, ribattezzato le uniche palle che mi sono rimaste sono queste, non starnutisse addosso ai vicini di bocciata: bastava un attimo, e si sarebbe ritrovato con le serrande chiuse. Di certo, a giugno c’era più attenzione: ora ci mancava solo che qualche ragazzotto iperormonale e ipocerebrale iniziasse a perculeggiare i mascherati. Tanto, a perculeggiarsi reciprocamente c’erano sempre quei due là.

Bavvy – Ah, i distanziamenti e le salsicciate! Ma lo sanno, quei poveretti di Lizzano, che domani arriveranno le vostre armate a salutare i vostri nuovi eroi, e andranno ad infestare un altrimenti ameno luogo di villeggiatura per famigliole e anziani? O farete i bravi, in fila, e saluterete da lontano Totè e Palumbo?

Piccy – Intanto noi i nostri giocatori li salutiamo, poi vedremo in che modo. Tu intanto hai ringraziato il Dottorzanetti? Poi a voi cosa interessa di queste manifestazioni di affetto per i propri giocatori? Tu ormai sei su un’altra dimensione, e magari a breve dovrai anche abbonarti alla Sampdoria. Ah no, ha detto che non gli interessa, per ora.

Bavvy – Ah ma a breve l’altra dimensione interesserà pure a te. Leggo le vostre interviste, c’è quello che dice che tutto sommato se Trento è arrivata alla finale scudetto perchè non potete arrivarci pure voi, quell’altro che pensa solo a salvarsi ma viene spernacchiato perchè con quel popo’ di squadra altro che salvarsi. Terzi, quarti: dai, sotto l’ombrellone prima o poi leggeremo che siete pronti all’NBA. Certo, come tifo lo siete già, come cantate voi sul -30…

Piccy – Nessuno vuole vincere lo scudetto.

Bavvy – Anche perchè al massimo arrivereste in finale per perdere, come sempre.

Piccy – Guarda, sei tu che vuoi vincere a tutti i costi e avresti tenuto il campionato aperto anche da solo. Io vorrei solo tornare a giocare, vedere i miei giocatori, e magari vincere un derby. Ok, sono provinciale, limitato, però mi basta questo. Non sto ad angustiarmi e a sclerare solo perchè mi ritengo onnipotente e quindi quando vinco di 20 brontolo che con due cambi diversi si sarebbe vinto di 30.

Bavvy – Certo, guarda che ti stai imborghesendo pure tu. Hai mandato via Martino per due sconfitte di troppo, hai insultato Stipcevic perchè non era un fenomeno. Non mi venire a dire che ti interessa essere e non avere. Nono, vuoi avere anche tu, e ti roderai il fegato perchè dall’Amaro Montenegro non arriveranno gli stessi soldi del caffè, e subirai, come si suol dire, in eterno.

Il clima si surriscaldò più di quanto già non fosse, e buon che i due vennero interrotti dal litigio tra il piccolo Ruben e la piccola Belen (rigorosamente di Pisignano malgrado l’esotismo al momento del battesimo) che coinvolse anche le famiglie. Distanziatevi! urlò Waimer, ma nessuno gli diede retta. Fu costretto a prendere l’altoparlante della Fonospiaggia, e per attirare l’attenzione cacciò un rutto al polipo che perfino dall’altra parte dell’Adriatico, sulle coste dalmate, l’eco si sentì tanto al punto da far fischiare un rigore per la Juventus. Le due famiglie smisero di litigare per i propri figli e iniziarono ad insultarsi per furti e per il VAR, e Waimer ci rinunciò. Dura, la vita.

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