C’erano parole che Waimer non aveva capito, in quella estate che stava ormai andando verso il fischio finale. Una era “wi-fi”: tempo prima la gente chiedeva ombrelloni, lettini, ora la prima cosa era la password per il wifi. Ma diamine – diceva – alzate gli occhi, guardate il mare, spiate la vicina di posto, andate a guzzare, cosa ve ne frega del wifi? No. gli dispiaceva che la sua spiaggia fosse divisa in feticisti del racchettone, gente che già all’alba si spacciava per Nadal, e in zombi gobbi sui propri cellulari. Anche quei due là, che elevavano la zucca solo per estendere i propri reciproci improperi anche dal vivo e non solo via web.

Waimer – Ragazzi, io capisco la vostra differenza di vedute sportive, però ‘sta cosa qua dei post su feisbuc proprio è assurda. Scusate: ci sei tu che ritieni che la Virtus sia la cosa più bella al mondo, e te che invece lo pensi della Fortitudo. Ma non potreste limitarvi a guardare nei vostri reciproci orticelli, senza dover solo andare a sbeffeggiare l’altro? Tanto non è che vi serva fare del proselitismo: te resterai V, l’altro F. Quindi alzate gli occhi dai telefoni, e andate a trombare. Ora. Subito.

Bavvy – Certo, parli adesso perchè il Cesena ha preso 4 pere all’esordio e non puoi dire niente, altrimenti avresti spernacchiato pure tu. Però dai, io non posso stare fermo, con le mani nelle mani, quando leggo di ‘sti qua, delle corna vissute, dei tradimenti e delle fidanzate. Vi ho nel mirino? Mirino? E che è, il figlio del nostro nuovo Team Manager?

Waimer – Che oltretutto è roba romagnola, quindi nostra.

Bavvy – Sì ma preferisce i lidi ravennati, quindi non te ne appropriare.

Piccy – Oh, senti ben Cocciante, te e il tuo cervo a primavera. Io capisco che la tua vita non ti dia grandi soddisfazioni. Che prendete il megagiocatore e questo vi abbia scambiati per una casa di riposo per anziani acciaccati e tutto il resto. E che dobbiate cercare di riprendere uno che la scorsa estate avete mandato via con reciproca gioia, per la separazione. Ma non pensare sempre a me, al ghigno di Aradori, alla terza età di Mancinelli e tutto il resto.

Bavvy – Alè, parla quello che è da due anni che gli interessa solo il derby, giocare il derby, vincere il derby. Io ripeto: vivete per batterci una volta all’anno? Ottimo, volentieri: vi lascio quello nella gara di ritorno, che magari giocherete allo Sferisterio per aumentare il fattore campo, poi retrocedete e tornate a fare le vostre belle trasferte a Costa Volpino (cit.) e via discorrendo. Intanto, per la serie “C’è chi si allena e chi va a Cervia” (ricit.), vi portano anche un torneo qua vicino, andate pure a fare fritto misto, dai.

Piccy – Sai la verità? Che a voi rode che siamo tornati, perchè comunque di noi hai paura. E te ne vuoi andare dal Paladozza perchè chiunque, a vedere una partita nostra e una vostra, capisce subito chi è che abbia tifo e chi invece statue imbalsamate. Funziona così, da sempre. E saremo ben felici di accogliere quello che voi avete cacciato: ci ha messo un po’, ma ha capito da che parte della barricata stare.

Bavvy – Come disse la volpe all’uva, perchè il vostro nuovo amico è venuto da voi solo come ripiego: lo avessimo voluto tenere, della vostra esistenza nemmeno sarebbe venuto a conoscenza. Poi continuate pure a parametrare i risultati solo sui decibel: a Costa Volpino (riricit.) vi sarà utile.

Piccy – Guarda, ti offro una coppa del Nonno. Un po’ perchè è l’unica che vincerete, un po’ perchè c’è del caffè dentro.

Niente da fare. Ok, pensava Waimer, non è che il mare che offriva lui fosse cristallino e tropicale, e anche camminando sul bagnasciuga si rischiava di inciampare su una qualche medusa morta. Però, non era sempre meglio che farsi venire gli occhi a girandola solo per sbeffeggiare le altrui fedi? Mah. Appoggiò un attimo il rastrello, scrisse due insulti ai tifosi del Carpi che lo avevano appena battuto su una pagina di ultras calciaioli, poi si trovò a dover fronteggiare la mamma di Bryan e Sharon che pretendeva un ombrellone con un servizio di ripetizioni pre-inizio scolastico dato che i suoi due gioielli, tra luglio e agosto, avevano perfino dimenticato come scrivere i propri nomi. Cacciò un rutto alla melanzana e la mandò a spendere. Dura, la vita.

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