Virata la fatidica data del 38 luglio (era una citazione di tali Squallor, che i suoi genitori veneravano senza che lui, beato ignorante, ci capisse qualcosa), Waimer notava che anche l’ignoranza della sua clientela andava via via crescendo, tra madri che si facevano selfie alla cellulite, padri che cercavano sui social i selfie alla cellulite pubblicati dalla vicina di ombrellone, e celluliti che ballonzolavano pensando come anni fa l’imperativo fosse coprire, e adesso era diventato mostrare. I figli continuavano imperterriti a schiantarsi sui gonfiabili, intanto, e i genitori brontolavano per il mancato controllo. Tutti pazzi, deduceva il bagnino, che ormai ne aveva viste tante da poterci fare un libro. “50 colpi di ombrellone”, e chissà come sarebbe andata. Intanto, almeno, i due tifosi parevano, per un attimo, satolli.

Piccy – E siamo finalmente riusciti a chiudere la squadra pure noi. Lunga, rispetto alle abitudini, ma ci siamo riusciti. A dire il vero mi aspettavo qualcosa di diverso, però: non dico di meglio, ma di diverso. Dovevamo svecchiarci, e sono arrivati comunque degli ultratrentenni. Dovevamo essere più dinamici, e mi sembra che ci sia comunque staticità. Però altre cose mi fanno piacere: meno scommesse mentali, più gerarchie. Insomma, qualche problema dello scorso anno sembra sia stato messo a posto, ora vediamo come cresceremo. Almeno, non dovrò più leggere tutti i giorni che meglio tardare che non fare come quell’altro che non ne azzeccava una, o la continua sfilza di possibili arrivi. Brown, poi, è andato a Lugo. Vicino a qua: forse preferisce le piade al tortellino…

Bavvy – Ignorante, si parla della Lugo spagnola.

Piccy – Volevo vedere se eri attento. Sai, ormai ti sei così assuefatto al dire che siete croccantissimi, che a breve diventerai croccante per come stai dormendo al sole. Beninteso che alla prima palla a due persa non sarai più croccante, che Sacripanti era una sesta scelta, che gli stranieri sono stati presi con i punti della Coop, e che Martelli va bene in serie Z e non certamente in A2. Ne ho viste talmente tante, tutte uguali, che se vuoi possiamo anche scommettere sul giorno in cui inizierai a brontolare.

Bavvy – Perchè tu non sei la stessa cosa? Ormai non sei più quello di una volta, e vedi beni che anche tu ora vuoi vincere. Così sarà un attimo che Martino non sarà adatto, che andava bene in Romagna (magari a Lugo ad allenare Brown), e che siete sempre una squadra di vecchi. Piuttosto, ti sei preparato per il derby di settembre?

Piccy – Non vorrei essere quello che mette le mani avanti, ma a chi serve? Ok, nella storia dei derby precampionato ce ne sono stati tanti, ricordo quei trofei in cui se un anno vi battevamo, poi l’anno dopo vi dimenticavate di invitarci… Però adesso che senso ha? Voi avete dieci americani, noi ne abbiamo due, la differenza tra A1 e A2 è tale da rendere difficile un paragone. Poi cosa capiterà? Che voi vincerete come normale che sia, vi gaserete, e noi a prendere sbertucciate stavolta ingenerose.

Bavvy – Ah, starà a voi dare alla cosa il giusto peso, non siamo certo noi quelli che storicamente vivono per il derby e non concepiscono niente altro. Sarete voi quelli che impazzirete, che farete coreografie, come si dice.. come se non ci fosse un domani?

Piccy – Guarda che vale anche per voi. Metti caso che per sbaglio vinciamo noi, vi vedo già friggere come pazzi perchè avete perso da una squadra di A2, di vecchi decrepiti eccetera. Resta comunque il fatto che non ne sentivo la necessità.

Bavvy – Per una volta posso essere d’accordo con te. Io sono della convinzione che il precampionato dovrebbe essere addirittura oscurato agli occhi della gente, perchè.. perchè stai sperimentando, perchè sei in formazione, sarebbe come rendere trasparente la pancia di una donna incinta. Comunque sia, sarà bellissimo lo stesso, vedervi in sclero e rovinarvi la stagione già a settembre.

Piccy – Vale lo stesso per me, ripeto.

Waimer sarebbe rimasto ad ascoltarli a lungo, ma la mamma di Sharon tuonò perchè il piccolo Bryan, mentre lei si stava fotografando una ascella, aveva lanciato un po’ di sabbia alla piccina. E’ colpa tua, dovevi controllare meglio, urlava. E Waimer, per una volta, sbroccò. “Dato che avete ‘sta fissa dei nomi strani, perchè non hai chiamato tua figlia Peppa? Tanto, con la mamma maiala che ha, sarebbe stato più consono”. La mamma di Sharon svenne, ma nessuno se ne preoccupò, se non il vecchio zio Holter che, come diceva, non se ne faceva scappare una.

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