Waimer non era un grande esperto di tennis, ma aveva letto di caos e malattie avvenute qualche giorno prima in non sapeva bene quale torneo in Croazia. “Ci sarà stata anche tanta gente, ma mai come nel mio campo dei racchettoni, dove 24 ore su 24 si prendono a pallate non stando a sentire nè le mie richieste di distanziamento, nè i pianti dei bambini che non possono giocare. Ecco, ci fosse un piccolo focolaio circoscritto a ‘sti 10 rimbambiti…”. Sarebbe stato un primo modo per fare pulizia, dato che nemmeno nell’area giochi era riuscito a fare qualcosa: se escludeva i fratelli Ermes e Vanes, poi arrivava la loro mamma infuriata perchè questi erano arrivati prima di Chanel e Sharon, e finiva in rissa. Allora, stavolta, avvicinarsi – sempre seguendo le regole di Giuseppi – ai due tifosi fu quasi un bagno di salute.

Bavvy – Io da quanto tempo te lo dico che volete cambiare il logo, e metterci quello di Schull che avete già messo sulle birre? E’ che tu non mi ascolti, o fai finta di non sentire. Se lo sapevo pure io…

Piccy – E’ che non avevi iniziato la frase ringraziando il Dottorzanetti, quindi figurati se ti ascoltavo.

Bavvy – Bene, ora almeno la cosa è uscita. Ed è fantastica: non giocherete più nel vostro Paladozza, quello per cui il vostro presidente voleva portarsi via i seggiolini per non condividerli con le nostre bianconere chiappe. Avete smobilitato Trebbo per andare dietro una rotonda a Borgo Panigale. Non volete più avere la effe con lo scudo e la scritta fortitudo come da antico coro. E magari non avrete più la Furla come punto di riferimento. A questo punto mi chiedo: chi cavolo siete? E tutto il vostro ricollegarvi alla gloria, alla tradizione… ma soprattutto, come sponsor avrete dei tatuatori? Farete la loro fortuna, a dover sgurare i loghi vecchi e a dover mettere quello nuovo.

Piccy – Cosa vogliano fare non lo so. Io non mi metto a sgurare il mio tatuaggio solo perchè me lo vieni a dire tu. Al massimo ne aggiungerò uno, accanto qua, a quello di Baraldi che ringrazia chi sai tu.

Bavvy – Io lo ringrazio soprattutto perchè mi ha liberato da quel tizio che ora è il vostro affittacamere. E che ha già detto che al primo concerto che riuscirà a mettere in scena voi e le Teste Quadre andrete a giocare nel parcheggio dell’Euromercato. O vi aspettate che vada da Eric Clapton a dire “Scusa, c’è mio figlio che gioca, potresti andare a cantare da Decathlon?”

Waimer – Scusate, ma se volete un posto dove giocare, perchè non venite qui in spiaggia da me? Tanto io non ho potere di sparare a chi si assembra, lì in zona racchettoni c’è un traffico che pare Ferragosto… vi mettete su due canestri, basta che poi mi igienizzate tutto altrimenti sai mai… Così poi mi distraete i bambini che non ne vogliono sapere di scendere dal saltabile.

Bavvy – Sarebbe divertente. Anzi, potrebbe essere per te una soluzione: al primo tiro da 3 mancato dal loro capitano, quello che si è appena sposato, la palla finirebbe direttamente in testa ai bambini in sovrannumero nell’area giochi.

Piccy – Solo che poi saresti costretto a ringraziare il Dottorzanetti ad ogni piadina che vendi. Ne saresti in grado?

Waimer avrebbe ringraziato chiunque lo avesse aiutato nell’evitare quegli assembramenti tra scivoli e racchettoni che rendevano complesso lo spiegare all’amico poliziotto come lui c’entrasse poco o niente, e che non aveva margine di manovra se non mettere poi del Guttalax nelle loro birre. Ad un certo punto si sentì un urlo: una pallina era volata dal campo racchette ad una altalena, sfiorando la zucca di Erevan (ma che nomi avevano, ‘sti qua?) e facendo infuriare la di lui mamma. E il bagnino capì che nemmeno l’opzione derby in spiaggia con pietre selettive da 3 punti lo avrebbe salvato. Dura, la vita.

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