Waimer non era razzista, anche perchè a scuola gli avevano spiegato quello strano concetto per cui i soldi non puzzavano, e quindi che gli arrivassero dall’Islanda o dal Lesotho, dal Giappone o dalla Cambogia, a lui non interessava. Aveva solo una forte antipatia per la Spagna, perchè non ne poteva più, tutte le estati, di doversi fracassare i gioielli di famiglia con musichette danzerecce dei vari Iglesias, dei vari Soler, dei vari nemmeno sapeva come si chiamassero, tanto che erano uguali. Gli era arrivato un messaggio, a marzo, In questo momento, in Spagna, qualche cantante sta preparando la canzone con cui ti distruggerà le balle durante l’estate, ma lui non aveva idea di come saltarne fuori. Dichiarare guerra a Madrid? Boicottare la birra San Miguel? Sopportava solo Vamos a la playa, per reminiscente infanti, ma non oltre. E aveva perfino sbranato la mamma degli insopportabili Quentin e Kevin, che un giorno aveva osato lamentarsi che la Fonospiaggia, in quel momento irradiante la pubblicità di un noleggiatore di risciò, disturbava il suo ascolto di un qualche insolente iberico. La mamma garantì che avrebbe cambiato bagno, ma lui sapeva che, alla fine, tornavano tutti. Era tornato anche il sorriso sul volto del tifoso Virtus, che ormai era diventato quasi una macchietta, per come andasse sotto ombrelloni di qualsiasi genere, anche di anziane cariatidi ammuffite, per dire che la sua squadra era croccante, croccante, croccantissima!

Piccy – Lo dicevi anche lo scorso anno, che eravate una squadra fortissimi, che avevate mezza nazionale, che i Gentile da voi sarebbero diventati i migliori giocatori dell’emisfero boreale. Poi niente playoff, i Gentile rispediti al mittente con anche un Daspo, e la strana faccenda dell’allenatore stimato-meglioperòchesenevada, ma anche megliochesenevada-malostimo. Insomma, le solite cose di sempre, no? E alla prima palla persa, staremo qui a vedervi borbottare su Sacripanti che non è un allenatore da Virtus, sui troppi stranieri esordienti in Italia, ecco… niente di nuovo.

Bavvy – Intanto noi abbiamo una squadra di serie A, e voi no. E vorrei essere poi certo che quella di quest’anno, vostra, sia da promozionissima. Ringiovanita non lo è, i fenomeni hanno un anno in più, vorrei capire perchè avete tutta questa euforia. Vi serviva un americano come Lassie, solo questo, per essere felici? Diamine, a saperlo ve lo giravamo già qualche anno fa, con annesso collare, guinzaglio e cuccia.

Piccy – Collare, guinzaglio e cuccia tieniteli per te, per quando, come detto, alla prima palla persa ti lamenterai che hanno fatto una squadra di cani. E finirà anche la luna di miele con il vostro Martelli, che ora state venerando: pare che ognuno di voi lo abbia conosciuto, in un modo o nell’altro, e come sia bello che uno di noi!!! abbia fatto la squadra. Povero, gli fischieranno le orecchie quando il primo degli americani sbaglierà un tiro. O godrà di indulgenza infinita solo perchè, appunto, è roba vostra?

Bavvy – Ma chissenefrega da dove arriva, oltretutto non era passato anche da voi? Non era quello che doveva mangiare un sacco di panini, assieme a Savic, l’anno in cui siete finiti con le lacrime di Huertas? Io non so cosa si metta nel piatto, non mi interessa controllarne la dieta o il colesterolo. A me piace la squadra che ha fatto, per adesso. Poi vedremo: è un campionato particolare, l’impressione che ho è che basti davvero azzeccare due giocatori, mica poi tutta la squadra, per passare dal nono al terzo posto.

Piccy – Potrei anche essere d’accordo, ma ti ricordo che sei la Virtus, che metti un sacco di pressione sulla squadra, che ci sono cinquemila allenatori ogni domenica alle partite, e cinquemila dirigenti che avrebbero preso giocatori migliori.

Bavvy – Perchè non sei diventato anche tu così, adesso? Con i leoni (minuscola) da tastiera che criticano qualsiasi cosa, e con la vaga impressione, ma vaga vaga, eh, che questo quarto anno di fila in A2 vi stia strettissimo. Sai, noi ci siamo riusciti al primo colpo, voi vi state specchiando sul fatto che siete il pubblico più bello del mondo, che siete unici (minuscola), ma poi l’idea di gasarvi per il derby con Cento non vi convince. Insomma: prima tifavavate perchè vi bastava essere, no? Ora, forse, qualcosina in più lo vorreste avere.

Piccy – Non siamo tutti così. Se non altro concedimi il fatto di potermi chiedere, come mai, ci manchi sempre qualcosa per arrivare alla fine: siamo il pubblico più bello del mondo, incassiamo come una squadra di Eurolega, però… boh. Insomma, posso essere felice di “essere”, ma anche, sottovoce, chiedere se posso avere qualcosa? O mi devo far evidenziare la pagliuzza da te che, con ‘sta cosa del voler vincere perchè sei la Virtus, negli occhi hai una trave, un tempio dorico, uno Sputnik?

Bavvy – Parli di Sputnik per fare pubblicità al disco di quel vostro tifoso, Luca Carboni?

Piccy – E se fosse? Se dovessi far pubblicità ai vostri tifosi canterini dovrei finire nei centri anziani con Andrea Mingardi, o no?

Carboni, Mingardi. Waimer non è che ne fosse particolarmente entusiasta (lui, tutto quello che arrivava dal capoluogo, lo guardava con sospetto), ma ora avrebbe dato un ombrellone gratis per riascoltare “Mare mare” e “Ubaldo”, che erano capolavori rispetto alle sovracitate boiate ispaniche. Degrado musicale, ecco. Non fece in tempo a finire il pensiero che la mamma di Kevin e Quentin tornò alla carica per chiedere se poteva, appunto, ricaricare il suo cellulare onde poter riascoltare “Despacito” per la millesima volta. Prese il cellulare e lo inghiottì. Ma, a quanto pare, il wifi faceva suonare quella robaccia anche da dentro il suo stomaco. Non se ne usciva fuori, davvero.

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