Cominciava ad essere caldo, molto caldo. Come tutti gli anni, come gli veniva raccontato dal babbo Jader e dallo zio Holter. D’altronde Waimer non capiva tutto questo occuparsi di meteo da parte dei telegiornali: non uscite di casa alle 14, magari dopo esservi mangiati un cinghiale. Diamine, ci volevano gli espertoni televisivi? Lui una soluzione ce l’aveva sempre: andare nel suo bagno, bere molto (e strisciare pos in quantità), e buttarsi in acqua. Filosofia spicciola, romagnola ma universale, a cui lui aggiungeva una chiosa: non mi rompete. Cosa che facevano, ahilui, i due tifosi bolognesi, in una estate dove uno di loro, forse a ragione, aveva un ego grande come l’Iper di Savignano.

Waimer – Detto e ripetuto, piantala di cercare di cambiare il colore dei miei ombrelloni, chiaro? Tricolore no, e nemmeno bianconero, perchè se avessi voluti farli in modalità Cesena ci avrei pensato io, quindi gira alla largo da quella vernice.

Bavvy – Ma stai buono, che io ti faccio un favore a venire qua, lo sai? Perchè mi basterebbe chiamare il Dottorzanetticheringraziamo, e non solo mi comprerebbe il tuo bagno, ma ti manderebbe a spazzolar granchi al tuo primo lamentarsi. Insomma, io ho vinto il campionato, qui comando io.

Waimer – Ah guarda fai quello che vuoi, ma finchè non vedo denari il capo qua rimango io, per cui la quale piantala.

Piccy – Abbi compassione, dai. Che è qua che prima festeggiava la pelata di Djordjevic e ora si è dato al gel. E’ bastato un attimo di trattative tra Ricci e Milano e subito questo è diventato un mercenario. Insomma, sei già in totale confusione…

Bavvy – Guarda, è bellissimo essere in confusione con uno scudetto sulle maglie, e ogni volta che tu parli di me io sento il suono di unghie che grattano sui vetri, o di piccione che borbotta perchè non sa cosa mangiare. Quindi per una volta guarda a casa tua, che sei lì che dipendi da quello che noi abbiamo cacciato due anni fa, e che ogni giorno leggi di gente che potrebbe venire da voi ma che da voi non viene. Anzi, fa il Camp a pochi passi da qua, perchè non ci vai? Magari impari qualcosa, certo non a difendere, però.

Piccy – Quindi sarai pure campione di sto[omissis], ma alla fine pure tu continui a guardare sempre da noi. Ma anche tu, farti i fatti tuoi mai?

Bavvy – Tesoro mio, devi sempre distinguere. C’è la letteratura alta, eroica, e quella comica. A volte mi piace anche divertirmi, e se devo divertirmi mi metto a sentire le vostre paturnie. Ora scopro che nemmeno l’anno prossimo sapete dove andare.. dai, spetta, chiamo un attimo il Dottorzanetticheringraziamo e magari vi trova una palestra dove giocare…

Piccy – Ah beh, dopo il palasport da ventimila, anzi quarantamila, anzi trecentomila, davvero penso che sei la persona adatta per ‘ste cose. Oh, chiamami, va bene?

Bavvy – Tranquillo, nei fondi di caffè ti troverò anche una cuccia dove giocare. Ormai sono onnipotente.

A Waimer sarebbe bastato anche solo un obolo per trovarsi due bodyguard a bloccare la mamma di Jaime (che non capiva fosse bimbo o bimba, ma lì andava così) che dopo il concerto vintage dei Meteora – il sabato prima. tra uno spritz e l’altro – aveva raccontato che “Save a prayer” era una canzone degli U2. Ok che lui non andava oltre Gianni Drudi e il fu maestro Casadei, ma quello era troppo pure per lui. Le si avvicinò, le interpretò tutto l’album “Rio” a rutti e tornò a falciare il suo prato, l’unica cosa che lo rimetteva in pace con il mondo. Dura, la vita.

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