Come tutti gli anni, la decina di giorni dopo Ferragosto era una specie di inizio discesa, con la voglia di calare l’impegno ma ancora tanta, tanta gente sulla spiaggia che da un lato si poteva lamentare per il caldo ancora caldo, dall’altra tremava all’idea della nuvolina che poteva essere presagio di rottura della stagione. I bambini continuavano a torturare altalene e saltabili senza pensare che in una ventina di giorni sarebbero stati nuovamente catturati dalle scuole, le mamme continuavano a fare a gara a chi poteva essere la MILF dell’estate, e i maschietti continuavano a giocare a racchettoni o a fare gli ultimi fantamercati fregandosene altamente dei centimetri di pelle mostrati da esibizioniste brianzole. E, al tavolino, i due soliti tifosi a fregarsene del fatto che Waimer chiedesse loro, almeno per una volta, di abbassare la voce. Inutilmente.

Bavvy – Oh, quello che mi fa impazzire di voi è come siete sempre carichi e autoreferenziali. Ah, le salsicciate! Ah, i raduni in piazza! Ah, le foto e i selfie in vacanza! Se di colpo la “Fortitudo” non fosse più una squadra di basket ma, che so, il circo o un raduno di bikers, non notereste nemmeno la differenza. Tanto a voi del gioco cosa ve ne frega? Pugno sul petto, dedica alla curva, e che poi sia un canestro o un salto dal trampolino è la stessa cosa.

Piccy – Beh perchè voi non li fate i cosiddetti “abbracci della tifoseria”? Pensa che perfino i vostri giocatori sono catechizzati per dire che voi (voi!) siete il pubblico più caldo del mondo, che sarà un unore giocare per i vostri (i vostri!) colori, e pinzillacchere varie. Poi capita che cambino sponda, vengano da noi, e si rendano conto che chiamavano cioccolata, prima, quella che in realtà era mer..

Bavvy – Stoppati, con le tue scemenze e banalità. L’unica differenza è che noi diamo tanto amore, ma magari ci piace anche ogni tanto vedere qualche canestro. Perchè seguiamo una squadra di basket e non dieci corpaccioni che diventano divinità solo perchè mettono le vostre canotte (a proposito, Pompea non si è lamentata, magari stavolta è uno sponsor vero). Come era il vostro slogan? A noi piace avere mentre a voi piace essere. Ottimo. Siate pure ultimi in classifica, mentre noi avremo le vittorie.

Waimer – Ragazzi, quanto tempo è che venite qua? Dieci? Venti? Tremila anni? E vi rendete conto che io, e prima di me mio babbo Jader, e forse perfino mio nonno Pulover dobbiamo stare qua a sentire sempre le vostre disquisizioni su chi ce l’abbia più duro, su chi è figo e tutto il resto. Ma non vi stancate di ripetervi, sempre e comunque? Ma non potreste darvi alla gnocca come quel vostro compaesano, Jack Bonora? O aiutarmi a fare da servizio d’ordine ai giochi dei bambini, perchè le mamme mi fracassano i maroni? Insomma, piantatela.

Bavvy e Piccy – Ma tu sei matto. Senti, sei romagnolo, vai a fare due sgommate con l’Apecar, riempiti di piada alle alghe e pensa al Cesena che non ricordiamo nemmeno più in che categoria giochi. Che ne sai tu di Basket City? Che ne sai tu del derby? Che ne sai tu, che vivi qua tra granchi morti e pini che cascano al primo temporale?

Sì, certo, che ne sai tu di un campo di grano, avrebbe voluto rispondere Waimer. Poi pensò che il cliente aveva sempre ragione, ma aveva ragione, sempre, pure lui. Sì sì, i granchi morti, le alghe e tutto il resto. Andate mo’ in spiaggia lì, sotto le Due Torri. Fate il bagno in quella fontana che ha sempre l’oca dritta. Prendete un lettino in quel Paladozza che tanto amate ma che poi dite che non vi piace. Alla fine tornavano sempre da lui. Che, nel frattempo, era stato interrotto dall’ennesimo battibecco tra la mamma di Bryan e quella di Sharon. Dura, la vita.

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