In certi sacrileghi bagni vicino a Riccione avevano avuto la folle idea di tenere aperto per tutto l’anno, per venire incontro a certi feticisti che volevano stare in spiaggia anche in inverno. Waimer di ‘ste porcate non ne voleva sapere: fine estate, lucchetti allo stabilimento, ombrelloni e pedalò trasportati in uno spiazzo a Villa Inférno, e vacanze per lui, stavolta. I pestiferi bambini erano tornati a scuola, le insolenti mamme erano tornate ad insolentire le maestre, e perfino i due tifosi, perfino i due tifosi, erano stati richiamati nel capoluogo dopo troppi – per lui – mesi.

Aveva salutato il tifoso bianconero. Che aveva fatto molto lo spanizzo con quell’altro, ma dentro di sè qualche dubbio ce lo aveva, dato che sogni di grandezza li aveva fatti anche nei due anni precedenti (addirittura, nel 2017 non si ricordava chi aveva scritto che la Virtus era stata vista come possibile finalista), ed era rimasto almeno in Italia con il classico pugno di mosche in mano. La squadra c’era, ma con Teodosic che era fisicamente una scommessa, e il solito dover ricostruire tutto daccapo ogni estate, non c’era nulla di scontato. Sia chiaro, meglio un Milos acciaccato che un Conroy a posto, però non avrebbe voluto fare di nuovo la parte del fanfarone di agosto che poi si scioglieva alle prime fatiche. Djordjevic gli sarebbe andato bene, o avrebbe fatto la fine di altri ex Fortitudo finiti dalle sue parti? Tutti i nuovi arrivati si sarebbero amalgamati, cosa mai successa in precedenza? Per il resto, tutto rinviato a Natale.

Aveva salutato il tifoso biancoblu. Quello che amava quando i giocatori si battevano il petto con il pugno, ma che pensava Se Sims si fosse collpito il petto così come ha colpito la struttura del canestro, forse ora saremmo a livello da cassa toracica sfondata, quindi meglio così. Alcune cose non lo convincevano, come una certa campagna non disinteressata per andare via dal Paladozza e l’idea del sovrapprezzo per il derby. Prima la grande notizia dello sconto per la partita che non sarebbe stata giocata, e poi il sovrapprezzo e l’autotassazione per una partita già pagata? Ma era così tanta la felicità per il ritorno in serie A, aggiunta all’impressione che la squadra fosse decente e non a rischio tracollo, che si faceva andare bene tutto. Aveva passato anni a farsi spernacchiare in palestre del Nord Ovest, Costa Volpino (cit.), Matera, aveva perso pure lui il conto, e ora qualsiasi cosa era per lui una emozione inedita. Per il resto, tutto rinviato a Natale.

Terminate le operazioni di saluti, andò a vedere per l’ultima volta il mare, annusando il salmastro misto ad alghe, a meduse morte e granchi venuti – chissà perchè – a decedere proprio davanti al suo bagno. Gli venne da pensare che la sua spiaggia fosse tanto bella da piacere a vivi e morti, ma realisticamente pensò che fosse puro caso. Gli piaceva l’idea che l’inizio dell’anno per gli altri fosse la fine del suo, che sarebbe andato in letargo fino alla prossima (tarda) primavera. Avrebbe trovato, durante l’inverno, una ricca ereditiera che lo avrebbe mantenuto in cambio di qualche prestazione? Avrebbe trovato il biglietto del Superenalotto che lo avrebbe reso multimiliardario, permettendogli di subappaltare il suo bagno e andare a vivere di rendita altrove? Probabilmente no. Ed era per questo che sapeva, a meno che la Signora con la Falce non avesse altri programmi, che sarebbe rimasto lì, vita natural durante, servo della sua stessa attività. Forza ereditiera, forza Superenalotto, allora.

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