Waimer aveva passato il Ferragosto in una sfida a decibel con un bagno limitrofo. Là avevano ospite Orietta Berti, lui invece un gruppo di suoi amici che facevano cover di anni 80. Per cui, un po’ come in quel video dei Run DMC con gli Aerosmith, quando Oriettona cinguettava “Io tu e le rose” lui alzava il volume dell’intro di “Planet Earth” dei Duran Duran, con conseguenti lamentele da Cavriago. Tutto, pur di dimenticare i due tifosi che, invece, non erano silenziabili.

Bavvy – Quindi come l’hai risolta la faccenda del tatuaggio che devi cambiare? Io di aquile sulle maglie dei tuoi giocatori non ne vedo. Vuoi un bianchetto? Una grattugia?

Piccy – E anche oggi gli affari tuoi te li fai domani, vedo. Scusa, tu non hai mai cambiato logo? O hai addosso la stessa V nera di Portesani e Cantamessi?

Bavvy – La differenza é che io non ci faccio dei poemi sull’aquila e lo scudo etc. E non ho i vostri giocatori che vi chiamano “il popolo dell’aquila”. Forse intende che vi trasferite in Abruzzo? Arrosticini e tortellini?

Piccy – Ma per una volta, proprio per una volta, non puoi guardare le robe tue, fare le tue quotidiane abluzioni con il caffé del Dottorzanetti e lasciarmi in pace, che io sono qui che mi limito ad aspettare di vedere la squadra in campo, che é l’unica cosa che conta?

Bavvy – Il campo? Ma da quando? Non sono sempre stati più importanti i cori, i pugni sul petto, i barbecue e le panze all’aria?

Piccy – E tu non eri quello che la virtus (minuscolo) é la virtus e gli altri nemmeno li guardiamo? Oh, sai le statistiche e forse anche la mappatura nei dei miei giocatori meglio ancora di me. E forse nemmeno conosci i tuoi nuovi giocatori.

Bavvy – Perchè io mi informo, ciccio. E soprattutto perchè non mi basta vincere, che ci sono abituato. Voglio anche divertirmi, e con voi è una garanzia.

Piccy – Girerà, girerà. Poi vedrai.

Waimer venne distratto da una cliente di Fabbrico che, dopo aver chiesto di poter prendere un ghiacciolo al limone, arrivò in cassa con uno alla menta. Sei daltonica? le urlò gentilmente. Lei pigolò che quelli al limone erano finiti, e lui rispose con un rutto che cambiò il dna della reggiana, portandola a parlare in uno stretto dialetto del Montefeltro. Troppo caldo, clienti troppo esigenti. Dura, la vita.

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