Scollinato il mese di luglio con l’atroce dubbio che non ci fossero più le mezze stagioni, Waimer ricordava i bei tempi in cui i temporali estivi sì non lo facevano uscire anche se non si trattava di un albergo a Tunisi (cit.), ma si limitavano a quello e non erano delle tempeste dopo il cui passaggio si ritrovava i lettini a San Marino e gli ombrelloni a Chioggia. I cambiamenti climatici, gli avevano spiegato, cercando poi di vendergli una nuova generazione di ombrelloni piombati e che non sarebbero stati sradicati nemmeno da Godzilla. E lettini a prova di Rocco, con annessi e connessi. Ora il tempo pareva migliorato, ma non l’umore dei due tifosi. Che sì, in quanto 2 agosto, e in quanto provenienti dal capoluogo, ogni anno in questa data parevano più commemorativi e pacati. Ma, poi, tornavano i soliti.

Bavvy – Eccolì lì, gli impavidi. La grande società di serie A, che alla fine deve chiedere il permesso al cosiddetto popolo anche solo per cambiare la carta igienica dal palasport. Una volta che si può fare qualcosa in grande, via di polemiche e di piccolezze. Ma poi scusami, perchè insultare Baraldi come avete fatto voi? Cosa c’entra? Lui ha fatto una proposta e basta. E’ poi il vostro capo che al massimo andava sbertucciato perchè gli è andato dietro, o no? Noi abbiamo le idee chiare, voi no.

Piccy – Perchè? Perchè non puoi avere tu una idea e dover per forza di cose far capire che se non la segui sei, come appunto dici te, un piccolo. E poi devo stare a sentire te? Se hai tutta ‘sta voglia di grandezza, se ritieni che il Paladozza sia piccolo, claustrofobico eccetera, perchè non te ne torni a Casalecchio? Che è grande, spazioso, a misura di Eurolega… tra una convention di amministratori condominiali e una mostra di fossili… anzi, tra i fossili ci stareste davvero bene.

Waimer – Ma siete ancora lì con ‘sta cosa del palasport? Oh, ragazzi, ho una grande idea. Vi fate un palazzo diverso per ogni evenienza: uno per la regular Fortitudo, uno per la regular Virtus, uno per le sfide importanti, uno per i playoff, uno per le coppe, uno per gli allenamenti, uno per il derby, una tensostruttura dentro lo stadio, una mansarda… Prossimo campionato mettete ‘sto derby in novembre: quando tolgo gli ombrelloni ho la spiaggia vuota, potete farlo qui. E in caso di campo squalificato, ci sono le piattaforme metanifere a 20km dalla costa: se siete fortunati potete anche vedere i delfini! Il primo derby in mezzo al mare!

Bavvy – L’unico problema sarebbe che gli airball di Mancinelli finirebbero in acqua, e vista la loro pluma non si possono permettere dei palloni di riserva. La verità è che vivete sempre delle vostre piccole cose: la vostra piccola squadra, i vostri piccoli risultati, l’autoreferenzialità e tutto il resto. E vincere un derby: a me va benissimo, eh? Vi lasciamo un derby e poi retrocedete, e magari noi vinciamo il campionato. So che vi basterebbe.

Piccy – E’ che noi continuiamo a vedere ‘sta cosa come una passione, e non come un business. Oltre al fatto che scommetto che se avessimo fatto noi, la proposta di giocare un derby sopra un cantiere e una impalcatura, ci avreste detto che non siete Umarells e che ‘ste cose non le fate. Ma il problema non si sarebbe comunque posto: noi ‘ste robe circensi ve le lasciamo. Come gli allenamenti in Piazza Maggiore tempo fa, ricordi?

Bavvy – In un anno in cui peraltro i derby li abbiamo vinti noi, noi siamo arrivati in finale e voi cinquantesimi, come sempre.

Piccy – E poi avete perso, perchè alla fine ci volevate imitare.

Waimer si trovò davanti un uomo di una certa età che gli voleva offrire sigarette turche, e che voleva a tutti i costi una piadina al cinghiale, rigorosamente bianco. Va bene che il cliente ha sempre ragione, ma tra l’escherichia coli che lo minacciava a pochi chilometri di distanza, le moto d’acqua con i vip sopra e l’attacco hacker al Comune che aveva costretto ad un backup con conseguente riscoperta di qualche sua dimenticanza nell’emissione di scontrini. Troppa fatica per un bagnino solitario: cacciò un rutto che non si sentiva dall’era del cinghiale bianco e se ne andò a tritar granite. Dura, la vita.

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