Guardava il cielo, e pensava che questo era forse il periodo migliore per avvicinarsi al mare e alla spiaggia. Non ancora caldo, non più freddo, non ancora invasi dalle famigliuole brianzole con mocciosi al seguito, solo il doversi riparare, al sabato, dalle orde di pendolari alla ricerca del primo mohito e del primo aperitivo della stagione. “Adì, se fossi dall’altra parte dell’ombrellone io andrei al mare solo prima del 20 giugno”, pigolava il bagnino Waimer mentre trapanava la sabbia per infilarci le basi su cui, a breve, sarebbero stati infilzati gli ombrelloni. Gli avevano raccontato che Loredana Bertè, prima di diventare quello che era diventata, cantava un pezzo di Enrico Ruggeri, scritto prima di diventare quello che era diventato, dove c’era da urlare passerà il freddo e la spiaggia lentamente si colorera-haaa, la radio i giornali, una musica banale si diffondera-haaa. E questo, era il momento. Si avvicinò il solito turista, con boxer bianconero e l’atteggiamento un po’ perplesso di chi avesse perso qualcosa, fosse anche un nemico. Il bagnino, ancora in attesa che arrivassero le turiste bielorusse, gli chiese cosa stesse capitando.

Waimer – Adì, ma gli altri anni non eravate in due? O anche in più
di due? Cosa è successo, la crisi?

Bavvy – No, è che parte della città è finita a Lido Degli Estensi, l’altra a Senigallia, per cui qui sono rimasto solo io. Ma la tua squadra? Fa la B2? Non doveva, l’anno scorso, cedere i diritti ad un soggetto di nostra conoscenza?

Waimer – Cosa, Rimini? Ma sei qui per prendermi in giro, o vogliamo parlare di cose serie?

Bavvy – No, scusa, non vorrei che poi mi metti il guttalax nello spritz. E’ che gliela avevano venduta così, poi le cose sono cambiate…

Waimer – Già. Però intanto dimmi, ogni giorno vedo – in chiaro, ammesso e non concesso che la pacchia duri ancora – delle partite, ma sono sempre le stesse: Siena e Sassari, Milano e Pesaro, e tu che sei qua in vacanza. E capita da un po’ di anni, se non sbaglio. Oh, sia chiaro, a me va fatta bene perchè vieni ad oliare il mio registratore di cassa già a fine maggio, magari te non sei mica tanto contento, o no?

Bavvy – Ah, dillo a me… Cos’è questo, il quarto anno di fila che usciamo al primo turno? E se aggiungi che nel 2008 nemmeno li abbiamo fatti, i playoff, alla fine è da un bel po’ che non proviamo il gusto di vedere il “3” nella casellina delle gare vinte in una sfida. Dobbiamo farcene una ragione, anche se non so poi quanto: penso che potrebbe andare peggio, penso che potrebbe andare meglio, e mi chiedo, se non altro, quanto abbiano speso a Sassari o Pesaro, più di noi, per
essere là dove ora noi non siamo.

Waimer – In effetti poteva andarvi peggio. Ricordi, cosa fu, qualche anno fa? Quando saltarono fuori quelli della Riviera Solare. Ora non si parla nuovamente, a Bologna, di cambio proprietà, fondazioni, rifondazioni, affondazioni?

Bavvy – Cosa vuoi che ti dica? Io guardo al fatto che, oggi, il bicchiere è a metà. Sabatini non si sta certo atteggiando da chi ha in mente di cedere la mano, almeno dal punto di vista operativo: discute lui dei contratti, sonda lui il mercato, e tutto sommato fa bene, perchè
qui ogni giorno che passa le occasioni possono svanire. Però, se mai davvero lascerà, non è che poi arriverà un altro a dire non mi va bene Finelli, non mi va bene chi è stato preso? Insomma: se non ti muovi ti asfaltano, se ti muovi magari poi ti trovi con conflitti tra passata e nuova gestione. Io per ora mi preoccupo di altre cose, perché queste disquisizioni sui contratti di Gigli e Poeta mi ricordano sinistramente quelle dei Righetti, dei Di Bella, e non so a cosa si potrà arrivare. Ma anche qui: se li fai arrivare a fine contratto e li perdi senzabaiaut, come successo a Koponen, fai la parte del pirla che non monetizza. Se cerchi di agire prima, fai la parte di chi vuol far saltare il tavolo. Non è mica facile, il mercato. Almeno ci permette di aver qualcosa da leggere e di cui discutere da qui al raduno di agosto. E’ che ora gli unici battibecchi sono quelli tra sabatiniani
e non, perchè l’altra parte è alla ricerca del classico centro di gravità permanente, ed è il caso di lasciarla stare, per ora.

Waimer – Koponen al Khimki, quindi? Ero convinto che fosse il nome di una discoteca, o di una canzone di Bob Marley.

Bavvy – No, è una squadra russa che offre l’Eurolega e denari. A noi mancano entrambi. Però non gli posso dire niente, a Petteri. E’ arrivato che non lo conosceva quasi nessuno, Sabatini per il suo arrivo si era talmente ringalluzzito che fece quella conferenza stampa in cui
parlò di Don Mazzi e di panini, si è fatto un primo anno di studio, poi è diventato una bandiera. Quattro anni qua, nel basket attuale, è quasi una carriera. Mi dispiace solo che non siamo riusciti a crescere, come Virtus, così come è cresciuto lui. Peccato, dai. E… aspettiamo i risultati delle giovanili, aspettiamo che qualche ragazzo riesca a meritarsi la prima squadra e non solo come scalda panca, e aspettiamo le turiste bielorusse anche noi, o no?

Waimer rimase perplesso. Anni fa, a parlar di basket ‘sti qua del capoluogo ci si buttavano a capofitto talmente tanto da dimenticare l’esistenza della gnocca. Potevano passare camion di slovacche – pare, si racconta, promesse come premio salvezza da una squadra bolognese tanti e tanti anni fa – e nemmeno si alzava la testa. Oggi, invece, una bielorussa qualsiasi faceva cambiare il discorso. Misteri della vita.

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