L’avevano cantata i Cure, una “The last day of summer”, ma Waimer – che non andava oltre alla techno romena e a Gianni Drudi – non la conosceva. Eppure, sentiva un po’ di malinconia, benchè il tempo si fosse rotto ma non rottissimo, e in spiaggia ci si stesse ancora benone. Erano i turisti che se ne stavano andando, richiamati dalle gioie del lavoro, dell’asfalto, delle bollette da pagare (perché c’era chi le pagava) e cose così. Il bagnino faceva i conti, gongolando per via della diaspora fortitudina che gli aveva fatto affittare un ombrellone in più: l’apecar con gli spoiler a forma di cinghiale se la sarebbe potuta permettere, e forse anche una bella vacanza in una spa di Alfonsine.

In riva al mare, all’ombra dell’ultimo sole, i bolognesi stavano rimettendo le proprie cose a posto. E continuavano i propri soliloqui, dato che lo sbertucciamento reciproco, ciò di cui Basket City aveva vissuto negli ultimi 50 anni, non era più cosa. Il bianconero era costretto a parlare da solo, i due biancoblu evitavano i contatti pur continuando a guardare più in casa d’altri che non nella propria. L’autunno era alle porte.

Bavvy – Adesso spiegatemi. Quando Sabatini parla di Ginobili, si riferisce a Manuel o al fratello Sebastian? Sai, come se al Napoli un giorno avessero dettoprendiamo Maradona e poi gli fosse comparso Hugo, non so se mi spiego. Beh, dirò. Dovesse farlo, mi rimangio tutte le critiche che gli ho tirato (a Sabba, non a Hugo Maradona) e abbono anche la suocera. Però vorrei capire: c’è del vero, ma è la solita boutade per nascondere altre cose? Insomma, chi gliela paga l’assicurazione, a Ginobili (Manuel)? E se poi l’NBA reclama? E poi, vero che l’argentino lo conosciamo, ma io dopo il bidone Olowokandi ci starei un po’ attento.. Questi vengono qui, fanno due o tre foto, fanno staccare biglietti, poi vanno in campo con la paura anche solo di fare la ruota per evitare strappi o contusioni. Sarei un po’ scettico, ma Ginobili, insomma… Viene davvero? E Divac non è sempre lì che sta facendo le visite mediche? Qualcuno mi sa dire qualcosa?

Potato – Qui ci si diverte, eh? Stanno tanto a dire che noi siamo farlocchi, che cerchiamo scorciatoie, che siamo Ferrara, e poi? Salta fuori che se Sacrati fa la promozione con la vera Fortitudo, loro continuano a seguire Ozzano, o la 103, o la giovanile Virtus come cavolo si chiama, per una questione di opportunismo? Ma che discorso è? Tanto duri e puri, e poi ‘sta roba qua? Ditemi un po’: la via per cacciare Sacrati sarebbe seguirlo? Che è, l’eliminazione di Gil attraverso l’omeopatia? Un po’ di veleno per poi autovaccinarmi? E con quale diritto ci vengono a criticare ed infamare? Insomma: hanno deciso di scegliere Fernet, nella gioia e nel dolore, e che ci vadano. Poi nemmeno sanno il nome: Eagles? E sotto canestro ci mettono Don Henley e Glenn Frey? Beh, forse il nome ideale sarebbe Squallor. Con il massimo rispetto, sia chiaro, per i Maestri che composero “Berta”. Qui mi sa che il toro nelle mutande non ce l’ha più nessuno.

Fernet – Bravo, bravo, il loro venditore di patate. E’ arrivato ad un mese dal campionato e ancora non ha i soldi per prendere gli americani. Fanno le campagne abbonamenti con tanta di quella Effe, e nemmeno sanno se la possono usare. A noi è stata proibita la dicitura 103, a loro quella con la Effe, però continuano ad usarla. A fare ‘sti richiami alla SG, e a tutte quelle cose, quando fino a due anni fa nemmeno sapevano che esistesse. La Furla, la Casa Madre. Ora invece va bene, vero? Siamo stufi di tutta ‘sta storia. Volete ascoltarci, bene. Non volete farlo, andate a seguire Ferrara.

C’era un certo clima ostico e anche agnostico, e Waimer temeva che tra le due parti un tempo amiche fosse il caso di mettere uno sbarramento di pedalò (tanto ormai non servivano più) per evitare ulteriori problemi. Per fortuna che ora se ne tornano a casa, pensò, perchè quella situazione proprio non gli piaceva. Si divertiva di più quando le fazioni erano due, quando magari si irridevano per gli acquisti scalcinati, ma poi finivano a giocare a racchettoni, ad inseguir gnocca o altre cose più piacevoli. Aveva paura che quei tempi non sarebbero più tornati, ma ora non ci pensava. Sarà roba per la prossima estate, pensò, mentre metteva il telone sul campo da bìccvollei e spolverava la canoa prima di inscatolarla in un magazzino. L’ultima puntata della Fonospiaggia, intanto, irradiò un vecchio pezzo di Renato Zero. Ma una speranza c’è, che ci siano nuove spiagge. In quel momento, di certezze non ce ne erano proprio.

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