Ah, la fine dell’estate! Waimer non era mai stato così felice di chiudere, anche se il clima era ancora decente e qualche cliente extra lo poteva pure continuare a spennare. Ma non ne poteva più, dopo 4 mesi in cui si era partiti dal dover prendere il numerino per andare in acqua a mezza prima fila di ombrelloni quarantenata per un Ferragosto in discoteca. Dal dover sparare ai bambini in eccedenza nell’area giochi al dover fare da separatore tra mamme che litigavano perchè Sharon aveva, come ai vecchi tempi, buttato sabbia in faccia a Bryan. Insomma: tutta una farsa, con però il rischio che il bagnino accanto facesse la spia. Non sugli scontrini non sempre emessi, dato che lì si chiudevano non uno, non due, ma tre occhi. Ma magari sul fatto che lui ogni tanto si togliesse la mascherina e ruttasse.

Aveva salutato il tifoso bianconero. Che dopo le esaltazioni di maggio era tornato un po’ più sulla terra, e aveva brontolato per una gestione di ‘sta Supercoppa non del tutto immune (ah, che parola strana!) da colpe, visto il suo parere. Certo, continuava a ringraziare il Dottorzanetti ogni mattina, ma si chiedeva: il dover ricominciare daccapo, dopo la traumatica chiusura della passata stagione, non rischiava di sgonfiare le gomme emotive della truppa? Perchè qui era peggio di una finale persa, dove almeno hai voglia di riscatto: qui era una sensazione inedita, quella di non aver potuto concludere un percorso. E quindi ecco Djordjevic un po’ troppo nervoso, Markovic un po’ troppo quarantenato, Teodosic un po’ troppo troppo, e via discorrendo. Si sarebbero messi a posto durante l’anno? Forse. Chissà.

Aveva salutato il tifoso biancoblu. Che aveva chiuso la passata stagione senza particolari rimpianti, e che era poi passato nel tritacarne delle sorprese: il via a Martino, l’arrivo di Sacchetti, l’ottima campagna acquisti eccetera eccetera. Ma anche i dubbi su tante cose: gli abbonamenti serviranno a qualcosa? E poi, la squadra, non è che abbia troppe figurine, poca difesa, rieccetera? Non voleva fare la parte del virtussino che di solito si lamenta già ad agosto, però certe cose viste in Supercoppa non lo avevano convinto più di tanto. Era poi anche vero che faticava a capire quali sarebbero stati gli obiettivi dei suoi: vincere un derby e poi chissenefrega? Playoff? Vita facile? Evitare solo tafferugli tra mangiapalloni? Una casa per Banks? Ma, soprattutto, quando avrebbe saputo che fine avevano fatto i soldi dati nella pre-prevendita dell’abbonamento?

Poi aveva salutato la sua spiaggia, chiudendo gli ombrelloni nelle cabine e portando i pedalò laddove avrebbero fatto letargo fino al maggio successivo. Era un qualcosa che faceva tutti gli anni, canticchiando quel L’estate sta finendo che era ormai colonna sonora di quel momento catartico. Ma stavolta, messi da parte rutti e rabbie ancestrali, si era posto un dubbio: ci sarebbe stata un’altra estate, l’anno successivo? Vista la situazione, non era scontato. Mise in moto l’Apecar, e tornò a casa sua, a Malva, a programmare le sue, di ferie, a Bagno di Romagna. Lì ci avrebbe pensato, forse.

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