I bravi bagnini erano quelli capaci di ascoltare i propri clienti e di far credere loro di empatizzare con ogni singolo pensiero: quelli che blandivano le tardone di Fabbrico così come la coppia di vecchi di Medicina, la famigliola di Desenzano così come i giocatori di racchettoni di Zola Predosa. Lui no: Waimer se ne fregava altamente, maltrattava tutti in modo equanime, e tutto sommato aveva capito che alla gente piaceva forse farsi prendere a sberloni, chissà. Oh, Waimer oggi mi ha salutato!… Beato te, a me invece ha tirato un rutto gratuito… Gratuito? Ma se qui ti fa pagare anche il sole. Tutto regolare, quindi. Anche le solite lamentazioni dei due tifosi.

Bavvy – No, ma io cosa mi interesso della Virtus, quando per divertirmi ed esaltarmi mi basterebbe mettermi alla finestra e guardare le tue peripezie? Se non fosse per le grandi squadre che mi propone il Dottorzanetticheringrazio, sarei felice anche soltanto commentando quello che mi combini tu.

Piccy – Magari avresti anche qualche soldo in più, dato che a quanto pare vi hanno pure detto che i vostri abbonamenti saranno cari, carissimi, perchè se volete la squadra forte mica potete regalare i biglietti. Basket solo per i ricchi! La pizza di Briatore! I povery? Vadano a casa.

Bavvy – No, i povery siete voi, che a metà luglio ancora non sapete niente, e vi state per la milionesima volta facendo abbindolare con la solita storia del cuore Fortitudo, dell’ex legato ai colori, alla maglia, al pubblico, al Paladozza. Ma davvero i vostri dirigenti sono convinti che basti loro mettere sul piatto un po’ di retorica e zac, voi vi bevete tutto? Sì, lo sono, perchè hanno ragione.

Piccy – Intanto sarei già felice se sul piatto mettessero qualcosa, fosse anche il mostro di Milwaukee o Sbirulino. Ma poi spiegami tu cosa dovrei fare: se mi lamento salta fuori che io tifoso voglio fare il dirigente e imporre le mie idee ai piani alti. Se non mi lamento sono connivente con la proprietà perchè magari ho in cambio due o tre biglietti. Se sto zitto sono un pecorone, se parlo sono un tifoso ingrato (cit.). Sai quale è la verità? Che io sono uno che ha scelto la via difficile, perchè non sono banale. E non mi va di farmi fare la predica da uno come te che da decenni va a ondate: se si vince si tifa, se non si vince si va a giocare a padel.

Bavvy – Ah ma io non ti faccio nessuna predica. Mi limito ad osservare e a sganasciarmi.

Piccy – Certo, pure io mi sganasciavo vedendo le vostre litanie sugli arbitri ballerini, su Messinaaaah e su come siete stati ridicoli in finale.

Bavvy – E io mi sono sganasciato tutto l’anno. Anzi, è una vita che mi sganascio pensando a voi.

Waimer avrebbe preso le ganasce per triturarli, dato che oltretutto nelle loro diatribe erano sempre più chiusi ed autoreferenziali, e soprattutto non andavano più di tanto a consumare al bar: il virtussino si portava da casa dei thermos di caffè Segafredo e non voleva bere altro. Il fortitudino non consumava nemmeno perchè non era certo di avere da pagare. Li avrebbe sbattuti fuori dalla spiaggia, ma erano meglio della mamma di Devis che brontolò per come una guardia costiera avesse cazziato il pargolo perchè aveva preso una innocua Cassiopea Mediterranea e l’avesse infilzata per usarla come racchetta da tennis. Waimer la guardò, esplose un rutto da far riaprire Wimbledon e fargli vincere il Grande Slam sulla fiducia, e tornò al suo prato. Dura, la vita.

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