Waimer provò a mettere su un cd dei Tears For Fears, Songs from the big chair, che gli era stato consigliato da quel sedicente giornalaio, qualche settimana prima. Quello che girava con una pupa unenne barcollante, e che gli raccontava come fossero belli i tempi del Festivalbar. Waimer, convinto che il Festival Bar fosse un locale lounge, lo stava ad ascoltare assonnato, pensando che il cliente ha sempre ragione, anche quando ritiene che Valerie Dore sia meglio di Lady Gaga. Si mise quindi a guardare la spiaggia, dove curiosamente gli ombrelloni fortitudini – dopo la clonazione si erano duplicati – stavano vivendo uno strano turnover. Uno era andato al raduno di giovedì, uno di venerdì, e il povero bagnino, che ‘ste cose faticava a capirle, si grattava la zucca chiedendosi cosa stesse capitando.

Più riposato, il tifoso Virtus stava bevendo il suo Sabba On The Rocks, cocktail che forse in quei giorni aveva un eccessivo retrogusto di Fernet, e per questo Waimer, che di basket ne sapeva davvero poco – volete mettere i racchettoni con i pivottoni? – provò a chiedergli qualcosa.

Waimer – Domanda, posso?

Bavvy – Fai pure, schiavo.

Waimer – Forse te lo avevo già chiesto, ma ‘sta cosa della divisione non capitò anche a voi?

Bavvy – Sì, era il 2003. C’erano i giornali che avevano praticamente omesso la questione degli euri madrigaliani, addirittura si diceva “Scariolo, il grande acquisto”, ma tutti sapevano che le cose stavano finendo a rotoli. Noi avevamo un odio per Madrigali che aveva portato allo sciopero degli abbonamenti, aveva anche portato a due smatafloni benefici (quelli di Guareschi, per intenderci), e avremmo fatto qualsiasi cosa per farlo fuori. Lui, alla fine, capì che non era il caso di andare avanti, e lasciò la pesca a Sabatini. Che, intanto, aveva rilevato Castelmaggiore per farci giocare la Virtus con il travestimento, e garantiva la riunificazione. C’era anche la ’34, ricordo Marco Bonamico urlare in radio venite a seguire la VERA VIRTUS, ma fu chiaro che non era il caso. Sabatini usò le parole giuste, toccò le corde giuste, si mosse come un caterpillar (cit.), e poi sappiamo come sono andate le cose. Forse su quel vi ho salvati ci sta ancora un po’ marciando, ci ha fatto digerire cose non sempre digeribili, ma alla fine quello che sta capitando di là fa capire che poteva andare peggio.

Waimer – E riesci a spiegarmi, invece, cosa sta capitando a quegli altri? Non è circa la stessa cosa?

Bavvy – Sì, ma qui la differenza è che Sacrati (quello che impersonifica Madrigali, senza però nemmeno aver vinto il Grande Slam se non in B1) non molla l’osso, e c’è gente che a quest’osso è affezionatissima, per cui si è creato questo giro vizioso. Io penso che qualcuno non sappia distinguendo vittima da carnefice, ma ti prego di cambiare discorso, dato che entrare nella psiche dei piccioni proprio non ne ho voglia.

Waimer – Bene, e allora che campionato ritieni di poter fare, tu da Virtus?

Bavvy – Intanto andiamo domenica al nostro, di raduno, che sarà unico nel senso che non ce ne saranno altri di altre presunte Virtus. E di solito a ‘sti raduni il nostro capo le spara grosse, e ci si diverte un mondo. Non so, abbiamo la squadra ancora da completare, sappiamo che con gli americani a volte ci becchi e a volte no, sappiamo poi che i bravi ragazzi di agosto ogni tanto finiscono fuori rosa in gennaio, ma ad oggi non posso che essere contento. E alla fine, il fatto che Sabatini si sia interessato più dei dirimpettai che non di noi può aver evitato di mettere ulteriori pressioni sulla squadra. Finchè dura. Poi il campionato, cosa vuoi che ti dica? C’è chi ha i soldi e chi no, spero solo che non vinca sempre e solo Siena, ma intanto vorrei capire quali sono i nostri obiettivi. E, ti dico, mi dispiace che non siamo riusciti a mettere sotto contratto Bicchiere.

Waimer – Eh?

Bavvy – Chi ha orecchie per intendere intenda.

Waimer rimase un po’ perplesso, ma passarono due romene e si mise a ridere pensando a come quella pupa unenne figlia del sedicente giornalaio si mettesse a ballare ogni volta che sentiva Saxobeat,facendo impazzire il genitore che invece cercava di circuirla con Scialpi. L’estate andava avanti, e lui continuava a capirci poco.

PS – Lo scrivente ne approfitta per mandare un saluto a Luca Villani, sperando che la sala stampa del Paladozza, dove ancora troneggia su un panchetto il cartello “riservato foto Villani”, sia intitolata alla sua memoria.

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