Gianluca Basile è stato intervistato da Damiano Montanari su Stadio.
Ecco un estratto delle sue parole sulla Fortitudo e sui playoff di A2

Sui “calcoli” sul fatto che per la Effe sia meglio arrivare seconda piuttosto che prima. La legge dello sport insegna che chi fa certi calcoli alla fine viene fregato. È come se lo sport si vendicasse. Io non mi sono mai trovato nelle situazioni di volere perdere una gara, perché è contro natura e contro lo sport. E poi vincere fa bene alla mentalità. Il Poz sta cercando di costruire un team vincente. Conoscendolo, non farà alcun tipo di calcolo. Tanto se una squadra vuole salire, prima o poi, deve incrociare le avversarie più forti. I calcoli sono per chi non vuole vincere o non è sicuro dei propri mezzi.
Tre su tre per Pozzecco. Ho guardato la partita d’esordio del Poz. Indubbiamente vederlo in panchina che sbraita e che urla dà grande carica ed energia alla squadra. Fin qui ha avuto poco tempo per ttasmettere la sua idea di pallacanestro, ma a livello emotivo ha dato la scossa giusta. Pochi giorni fa ho parlato con Mancinelli. Mi ha detto che è contentissimo del Poz, che è super. Se lo dice lui, possiamo stare tranquilli.
Il cambio da Pozzecco giocatore ad allenatore. Adesso il Poz è diventato un difensore accanito, mentre prima non sapeva neanche cosa fosse la difesa. Solo quando sei un allenatore ti accorgi di quei fattori che nella pallacanestro sono fondamentali. Una follia del Poz? Eravamo in ritiro a Bormio con la Nazionale. C’erano alcuni pulmini da nove posti con cui, dall’albergo, ci portavano al palazzetto. A guidarli erano un magazziniere e un fisioterapista. Una mattina uno dei due era in ritardo. Il Poz scese dal pulmino, salì dal lato di guida e ci accompagnò al palazzetto, lasciando in albergo chi ci avrebbe dovuto portare. Accadde prima degli Europei del 2003. Alcuni utilizzarono questo episodio per giustificare la scelta di Recalcati di non convocare Pozzecco per la competizione. Ma sappiamo che la vera motivazione non fu quella.
Delfino ha detto che valuterebbe la Fortitudo con Pozzecco allenatore, pur allenandosi in questo momento con la Virtus. Il Poz ha ancora un’età per cui può allenare giocatori che sono stati suoi compagni di squadra. Questo facilita il rapporto con loro, anche se è importante che venga sempre mantenuta la giusta distanza che deve esserci tra l’allenatore e i giocatori. Quando arrivò sulla panchina di Capo d’Orlando, all’inizio non lo vedevamo come un allenatore: per noi era sempre il nostro compagno di squadra. Poi fummo bravi a considerarlo sempre più come un coach. D’altra parte il Poz ha un modo di fare speciale, che gli permette di entrare subito in empatia con le persone. Se Pozzecco ti chiama e si vengono ad incrociare certe situazioni, come capitò a me, a Soragna e a Nicevic, come fai a dirgli di no? Se io fossi Carlos Delfino, il Poz mi chiamasse ed io avessi ancora voglia di provarci, accetterei. Se sei a Bologna, che senso ha allenarsi con la Virtus, quando si può giocare con la Fortitudo, anche in A2.

(Foto di Fabio Pozzati)

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