Sul fallimento della spedizione azzurra ai Mondiali, la Gazzetta dello Sport ha sentito alcuni “big” della pallacanestro italiana.
Riportiamo le parole dell’ex Fortitudo Gianluca Basile.

Squadra corta
Negli ultimi anni, tutte le Nazionali azzurre schierate in competizioni di alto livello hanno pagato il fatto di avere organici limitati di giocatori che sappiano reggere la pressione e lo stress di tante partite ravvicinate. Le altre squadre Nazionali erano e sono sempre più profonde e fisiche della nostra.
Nessuno è decisivo
Riguardo a quest’ultima Nazionale, osservo che Gallinari, Belinelli, Datome e Hackett, per quanto siano giocatori determinanti per i risultati dell’Italia, non hanno nelle loro squadre di appartenenza la responsabilità di gestire i possessi decisivi. Nemmeno il Gallo ai Clippers era una prima punta. Non si tratta solo di essere abituati a prendere il tiro che vale la partita ma soprattutto di avere in mano la squadra quando si tratta di fare le scelte più importanti. Nei finali caldi spesso paghiamo questa lacuna dei nostri big.
Valori diversi
Guardando ad alcuni giocatori, poi, è perfino difficile ricavarne un valore univoco tra il suo rendimento nel club e quello in azzurro. Vedi il caso di Biligha: centro titolare nel sistema del ct. Sacchetti al Mondiale con all’attivo molti minuti e tante buone prove, praticamente azzerato nelle rotazioni di Venezia nell’ultima finale scudetto. C’è qualcosa che non va.

(foto Fabio Pozzati)

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