Luca Baraldi ha parlato a tutto tondo, intervistato da Paolo Di Domizio su Radio Bologna Uno.

Segafredo Arena, un’opportunità e uno step necessario per tornare grandi, con le modifiche apportate “Noi ascoltiamo molto i tifosi, chiunque si è rivolto a noi per chiedere chiarimenti ha ricevuto le risposte. Hanno contribuito in maniera educata e costruttiva: abbiamo messo in atto tutte le migliorie possibili, insieme a Fiere di Bologna che continuo a ringraziare. Con Treviso era un test che serviva per il mese di dicembre: per quanto riguarda la parte logistica dovremmo aver risolto praticamente tutto; per quanto riguarda l’interno, abbiamo deciso di sfalsare i seggiolini e i tecnici mi garantiscono che i problemi di visibilità sono stati risolti. Poi caso per caso ci sarà, all’inizio della partita, un gruppo di miei collaboratori che potranno intervenire per risolvere eventuali disagi del momento, proponendo subito un cambiamento di posto. È ovvio, per i tifosi uscire dal Paladozza non è una cosa semplice, infatti le maggiori lamentele sono arrivate da tifosi che sono abbonati da decine di anni, quindi c’è stata una legittima resistenza al cambiamento più che comprensibile. Noi dovremo sicuramente migliorare tutte le situazioni problematiche, soprattutto per i playoff. Tutto questo, però, è un preludio per capire se la Virtus potrà avere un palazzo proprio, un contenitore dove giocare a basket con 10-12mila persone, premesso che siamo chiamati a produrre uno spettacolo, dunque costruire squadre sempre competitive che facciano entusiasmare i nostri tifosi.” 

Una scelta importante quella del nuovo palazzo, che può anche rendere autonoma una società sportiva. “Avere la Segafredo Arena adesso e un palazzo di proprietà in futuro è determinante per giocare l’Eurolega, anche perché a differenza del calcio non abbiamo i diritti televisivi. Tra costruire una squadra che costa e gli incassi c’è una differenza economica che deve mettere qualcuno, che oggi si chiama Massimo Zanetti. Vi posso assicurare che sono tanti milioni di euro: ognuno può spendere denaro come crede ma ci deve essere una logica. Se mai il dottor Zanetti si dovesse stancare e andare al mare, l’importante sarà avere comunque un struttura anche di ricavi che consenta alla Virtus di vivere con maggiore autonomia. L’obiettivo è quello di stabilire la Virtus in Eurolega e in grado di camminare con le proprie gambe.”

Nuovo palazzo, prossima Eurolega e nuovi partner a livello societario? “Non lo abbiamo mai nascosto: imprenditori che desiderano affiancarci in questa avventura, peraltro molto bella, sono sempre i benvenuti e ne saremmo felici, pur mantenendo sempre gli oneri di gestione e il rischio di impresa. Per adesso non ci sono richieste di acquisizione di quote ma devo dire che ci sono parecchi imprenditori, anche aziende molto importanti, che in questi ultimi mesi ci hanno fatto molte richieste di approfondimenti e informazioni, per capire se ci sono possibilità di fare cose insieme. Anche la realizzazione di un impianto va in quella direzione, in maniera tale che una società, come Virtus, possa avere un patrimonio immobiliare che attragga in maniera concreta altri investitori.” 

Tema dei diritti TV, a che punto siamo? “Il lavoro sulla televisione va rivisto completamente: io sono favorevole al fatto che la Lega Basket si auto produca le partite ma bisogna entrare nell’ottica della televisione generalista. Non bisogna pensare a quei pochi introiti economici che oggi incassiamo dalle tv che sono nulla: la più piccola squadra di serie A di calcio prende 25 milioni, la Virtus ne prende 100mila. Francamente preferisco che il basket venga visto sulla Rai, su Mediaset, su La7, entrando nelle case delle famiglie italiane. In più i media locali, che possono supportare questa visione delle partite, delle interviste e dei contenuti. Non bisogna solo far vedere le partite, ma anche produrre dei contenuti durante la settimana, gli allenamenti, la vita dei giocatori, far conoscere alla gente tutto ciò che porta una squadra alla domenica a vincere o perdere una partita. Questo per creare interesse anche nella tifoseria. Noi siamo privilegiati essendo a Bologna: dove la Virtus va a giocare c’è sempre il pieno, in tutti i palazzi dove andiamo a giocare in trasferta. Nel basket c’è ancora tanta passione.”    

Record di 15-2 ma nelle ultime settimane qualcosa non è piaciuto. “In particolare non sono successe cose precise: siamo andati moltissime volte sotto, poi avendo tanta qualità tecnica in giocatori che non vogliono perdere neanche a biglie, evidentemente siamo riusciti a ribaltare quasi sempre le sorti della partita. Questo però sulle spalle solo di qualcuno, non di tutto il roster: la qualità fa la differenza, ma i risultati importanti si raggiungo con la stessa determinazione da parte di tutti. Il richiamo del nostro coach ad Andorra è stato condiviso da me: Teodosic e Markovic ci sono, ma potrebbero anche non esserci; la maglia della Virtus è importante e tutti devono essere determinati a dimostrarlo. Questa è l’idea di Djordjevic e la società è completamente d’accordo.” 

Djordjevic al centro di tutto. “Il rapporto con Djordjevic è di grandissimo valore: io nel calcio ho lavorato con Sacchi e quando parlo con Djordjevic mi sembra di parlare con Sacchi. I grandi allenatori sono anche dei grandi direttori d’orchestra. Il nostro allenatore ha delle qualità incredibili, già lo è ma potrebbe diventare ancor di più uno degli allenatori più importanti in Europa e nel mondo. Io ho la fortuna di averlo vicino: spesso parliamo di strategie societarie, di scelte, ci dà indicazioni. È molto dentro questo percorso, ha apprezzato la Fiera e altri investimenti che stiamo facendo. Ha visto la motivazione del dottor Zanetti: Djordjevic è molto aziendalista, è una persona eccezionale. Prima di essere un grande allenatore è un grande uomo e una persona sincera. Indipendentemente dai due anni di contratto, il nostro matrimonio penso possa proseguire per tanto tempo, almeno io me lo auguro. Se dovesse avere una proposta dall’NBA capirei, ma in Europa oggi la Virtus è ambiziosa e lui è capitato nella squadra giusta. Lui lo sa, ha un rapporto sincero e franco con la proprietà, con me, con il dottor Zanetti. Insieme ci si è detti delle cose che stiamo realizzando: potrebbe diventare un manager che nello sport, con i risultati, possa muovere i tifosi ma anche i ricavi di una società.” 

Situazione mercato? “Io confermo ancora che siamo sul mercato, siamo pronti a migliorarci: con Djordjevic ne abbiamo parlato, con Ronci anche. Siamo in un momento della stagione in cui i giocatori che vorremmo noi non sono liberi e quindi c’è tutto un lavoro da fare con i giocatori e con le società. Saranno comunque operazioni in prospettiva: giocatori che possono migliorare questo roster oggi, domani e nel futuro, anche perché tutti i giocatori di quest’anno hanno tutti almeno un contratto pluriennale. Siamo a lavoro per migliorarci: dobbiamo avere un roster adeguato dal punto di vista numerico per tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati. I giocatori sui quali stiamo lavorando non sono in panchina, stanno giocando da altre parti quindi stiamo lavorando.” 

Segafredo a distanza dal suo ingresso in Virtus è dove voleva essere? “Credo di sì, forse siamo in anticipo sulla tabella di marcia. Entrando in un contesto come quello della Virtus sapevamo di volere il massimo. Siamo a buon punto, abbiamo vinto coppe, abbiamo adesso una squadra che è sulla strada giusta, abbiamo ricostruito credibilità per la Virtus nei confronti del mondo esterno, sia da un punto di vista tecnico che istituzionale. Siamo rispettati, perché abbiamo idee chiare e non utilizziamo la Virtus per fare del business. L’obiettivo del dottor Zanetti è solo legato al valore della Virtus, riportarla dove deve stare. Nel 2017 avevamo parlato di 5 anni per tornare grandi, oggi sono passati due anni e mezzo e potremmo essere nelle possibilità di ambire ad una semifinale o ad una finale scudetto, non lo so. Noi andiamo in campo per andare a Roma e vedere il Papa, come dico sempre” 

Come lavorano insieme due brand come Virtus e Segafredo? “Ci sono grandi sinergie, perché dal punto di vista del valore del brand si auto-alimentano: Segafredo è un brand mondiale e Virtus lo è altrettanto. Noi utilizziamo questa sinergia anche su altri partner, utilizzando la nostra rete commerciale. Segafredo in Italia ha 11.600 punti vendita, leader assoluti della linea bar, 100mila bar nel mondo, ogni giorno 43 milioni di persone bevono un caffè espresso Segafredo. Il caffè si beve al bar e al bar si parla di sport, di tutti gli sport, quindi è fortemente compenetrato il nostro lavoro col mondo sportivo. Vogliamo arrivare al cuore dei nostri consumatori. Più soddisfazioni dal ciclismo o dal basket? Nel ciclismo siamo entrati due anni prima rispetto al basket: nel 2015 abbiamo iniziato e nel 2019 siamo diventati campioni del mondo. Se tanto mio dà tanto, almeno speriamo di arrivare a qualche obiettivo importante. A noi non piace partecipare ma vincere. Se facessimo con la Virtus lo stesso percorso che abbiamo fatto col ciclismo, io sarei molto contento.” 

Fortitudo un elemento importante per il basket e anche per la stessa Virtus? “Io non mi sono mai nascosto dietro al fatto che la Fortitudo sia un valore assoluto per la città di Bologna ma anche per la Virtus. È una società storica, di grandi tradizioni e radicata nel territorio come noi. In ogni famiglia bolognese c’è un altissimo grado di penetrazione di Virtus e Fortitudo. La Fortitudo deve rimanere in serie A, se competitiva fa anche piacere: c’è grande rispetto e anche il derby sarà una grande partita, una festa di basket, deve essere vissuta così anche dalla tifoseria, al di là dei normali ‘sfottò’ del caso. È la festa di Bologna, capitale europea del basket.” 

A proposito di derby, la sicurezza come sarà gestita? “In termini di sicurezza sicuramente la Fiera ci dà grandi vantaggi: posizionamenti chiari e spazi grandi con la possibilità di controllare gli accessi. Per giocare il derby è l’ideale. Ci saranno ovviamente tensioni, più fuori che dentro: io mi auguro di no, mi auguro che ci sia sì la voglia di sfottersi ma che rimanga tutto lì. Sarebbe brutto macchiare una giornata così bella. Sarà una bellissima giornata e la qualità della sicurezza sarà superiore rispetto agli standard che potremmo avere da altre parti.”

Un tour fuori dai confini per la prossima pre-season? “Sì, è in programma, stiamo lavorando su due fronti: Stati Uniti e Cina e da quest’ultima abbiamo avuto già delle richieste per andare a giocare qualche partita. In Cina il basket si sta sviluppando e stiamo cercando di capire se ci sarà la possibilità logistica e a livello di tempi. Peraltro Segafredo in Cina è presente, quindi vorremmo portare avanti il binomio Virtus e Segafredo.   

Tra un mese saremo a cavallo tra il derby e Milano: le due partite più importanti della stagione? “Di questa parte di stagione sicuramente, due test durissimi. Noi arriveremo dalla trasferta di Sassari: ci sarà una concentrazione notevolissima. Arriveremo poi, probabilmente, con un dovere di classifica che ci richiederà di essere protagonisti in queste partite. Ci sarà anche un carico psicologico non indifferente. La Fortitudo arriverà senza avere niente da perdere dal punto di vista sportivo; Milano arriverà lanciatissima dall’Eurolega, so già che hanno organizzato al meglio il rientro dalla trasferta in Russia di qualche giorno prima e poi vorranno riscattarsi dopo una partenza stentata in campionato. Poi ci sarà anche Messina. Sono convinto però che la Virtus farà bene. C’è da aggiungere anche che, soprattutto per la gara con Milano, la partita potrebbe andare in diretta su Rai2, una cosa che non succede da qualche anno. Quando la Lega ci ha fatto questa proposta, siamo rimasti molto soddisfatti. L’invito a Bertomeu anche per il derby? Il derby è il giorno di Natale, quindi magari Bertomeu lo vorrà passare in famiglia. Per la gara con Milano l’invito è partito: se venisse a noi farebbe un gran piacere.

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