Ergin Ataman è stato sentito da Enrico Schiavina per il Corriere di Bologna. Un estratto dell’intervista.

“Ricordo Bologna come se fossi andato via ieri. Le strade, il PalaDozza, la pizzeria dove andavo sempre: tutto uguale. È strano, in questi quindici anni sono stato mille volte in Italia, anche in vacanza, ma a Bologna mai, neanche di passaggio. Avevo voglia di tornarci.
La Fortitudo nel 2007 fu una grande delusione professionale, ma sono stato bene a Bologna. Quella Fortitudo era ancora un club di Eurolega, ma Seragnoli aveva appena lasciato e della proprietà non si capiva niente. Non andavamo neanche così male, ma avevo problemi personali a casa, andai dal presidente Martinelli e mi disse che lui tanto stava vendendo il club a Sacrati, se volevo potevo tornare a Istanbul.
La polemica con Dan Gay? Dissi solo la verità: avevo un pivot di 46 anni. Ma successe anche di peggio. Un giorno in spogliatoio vedo Evtimov che saluta tutti e non capisco perché. Poi Santi Puglisi, il ds, mi spiega che ha chiesto alla società di andare via, senza dirmi nulla. Tutto così: quattro mesi di caos quotidiano. Ma l’ambiente attorno era divertente, stimolante.
Contro la Virtus perdemmo il derby di ritorno, male, e da allora non l’ho più incrociata. Ma ricordo bene le grandi sfide alla Virtus dei miei anni a Siena. La finale di Coppa Italia del 2002, Ginobili che sembrava un marziano, Rigaudeau, Jaric, David Andersen, uno squadrone. Una partita leggendaria, la perdemmo al supplementare, ma due mesi dopo vincemmo una storica Coppa Saporta.
Bologna? Tutti in Europa sanno che è una capitale del basket e un mercato importante, anche se la città non è tanto grande. Serviva solo una proprietà forte e questa lo è, si vede che c’è la passione oltre ai soldi. Poi serve tempo, ma hanno tutto per competere, anche da subito. A Scariolo, che è un mio ottimo amico, l’ho detto già fin da quando ci siamo incontrati agli Europei. Che poi lui ha pure vinto, facendo un capolavoro.
Le voci sul comprare la Fortitudo l’anno scorso? Me l’hanno detto, mi fa ancora ridere. Chissà come è saltata fuori, forse perché anni fa per un po’ ero stato socio di una cordata su Torino. In realtà lì non conosco più nessuno, nemmeno lo sponsor turco che hanno. In questi anni un po’ l’ho seguita, vedevo che faceva sempre il pieno anche in seconda o terza serie, e mi sono sempre chiesto perché, con un potenziale così, non l’abbia mai presa nessuno di grosso, con idee e soldi. Non c’è un’altra grande azienda di caffè?”

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