Pietro Aradori è stato sentito da eurosport.it.
Alcune sue frasi.

Il derby è di per sé sempre una partita particolare, fantastica sotto ogni aspetto e vissuta in maniera diversa rispetto a qualsiasi altra, a maggior ragione se, come nel mio caso, si sono indossate entrambe le maglie. Quello di domenica non dovrebbe però essere chiamato “derby”, perché quest’ultimo è tale soprattutto grazie all’atmosfera e al pubblico, purtroppo assente a causa della situazione contingente.
Il derby di Bologna è diverso praticamente in tutto, perché si tratta di un evento sportivo che si traduce nel dominio di una parte sull’altra, ma anche e soprattutto sull’intera città. È un derby molto più sentito di qualsiasi altro, e posso confermarlo avendone giocati anche tanti altri. Ad esempio, anche Cantù-Milano è una rivalità molto sentita, ma essendo squadre di due diverse città non sussiste quell’accanimento, in termini di rivalità sportiva, che esiste invece ogni mese, ogni settimana, ogni giorno per la stracittadina bolognese. Anche i derby di Istanbul sono sentitissimi, ma la città è talmente grande e dispersiva che non può essere paragonata a Bologna. Qui il tifo è super concentrato e anche quando lo giochi ti rendi conto che rappresenta un unicum.
Per la situazione in cui siamo, dopo una partenza così, vincere ci serve come il pane.
Domenica la Fortitudo entrerà in campo solo per vincere, nonostante una situazione difficoltosa anche, e soprattutto, a causa degli infortuni che hanno decimato la squadra. Non scambierei però nulla per un successo, anche perché in termini di classifica abbiamo poco da barattare, però ci serve una grande vittoria e puntiamo a ottenerla.
Il duello in panchina? Sacchetti concede a un giocatore molta più libertà di giocare e di esprimere il proprio talento, mentre Djordjevic rimane spesso più concentrato su una pallacanestro giocata dentro gli schemi, dando tante responsabilità a un giocatore, con gli altri a fare da contorno. Nella mia carriera mi sono sempre adattato al basket richiesto da ogni tecnico: potevo giocare negli schemi di Ettore Messina, così come mettermi in proprio, creare gioco per me e per i compagni fuori dagli schemi. Il gioco di Meo, in tal senso, mi piace molto anche se attualmente abbiamo un po’ di difficoltà a tradurlo poi effettivamente sul parquet.

(foto Legabasket)

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