Pietro Aradori è stato sentito da Marco Vigarani per il Corriere di Bologna. Un estratto dell’intervista.

“Ho aspettato la Fortitudo e nella vita si aspetta solo se ne vale la pena. Desidero chiarire che la mia attesa non era legata a pretese particolari di contratto o di ingaggio. Non avevo la puzza sotto il naso. Da professionista, c’erano situazioni pregresse da risolvere con il club legate agli anni precedenti. Era doveroso farlo sia per me sia per la società che vuole ripartire da zero su una base di solidità, anche economica. Appena Muratori si è mosso in tale direzione, ho abbracciato questo nuovo progetto per i prossimi tre anni. È una scelta importante. L’unico momento di dubbio, per me come per gli altri, è stato durante le prime settimane di silenzio ma nei miei pensieri c’è sempre stata solo la Fortitudo.
Nessun proclama, solo la voglia di far tornare la gente al palasport a divertirsi. Negli ultimi due anni tra pandemia, restrizioni e risultati negativi uscivamo troppo spesso dal campo delusi o incazzati. Noi come i tifosi. Ora si cerca di tornare sulla stessa barca e ricucire lo strappo, con la voglia di vivere delle belle domeniche insieme.
Rimpianti per queste stagioni? Potevo giocare meglio qualche partita ma guardo la situazione in generale e l’unico vero rimpianto è stata la prima stagione interrotta quando eravamo settimi. Stavamo riuscendo a stabilizzarci nel posto giusto: fra la salvezza tranquilla e l’accesso ai playoff, senza fare il passo più lungo della gamba. Poi sono arrivati i palasport chiusi, la mancanza della spinta del pubblico, l’impegno europeo ed è iniziata la caduta. Ora è inutile piangersi addosso ma piuttosto bisogna imparare dai propri errori e mi sembra che sia quello che la società sta facendo. Serve un progetto serio e credibile: lo vogliamo noi e lo esigono i tifosi.
Le critiche? Sono abituato, non fanno piacere ma fanno parte della vita. Non mi soffermo mai troppo sulle negatività e spero di venire apprezzato per quello che posso tenere sotto controllo come l’approccio in allenamento o l’atteggiamento in campo. Se giochi male, le critiche ci stanno e bisogna ammetterlo facendo autocritica. A volte però si va oltre e diventa difficile da gestire. Basti pensare al Milan che ha vinto lo scudetto ma è stato fischiato dopo aver pareggiato la prima partita con l’Atalanta. A volte si esagera. . Ci sono alcuni tifosi che dicono di vedere in me una bandiera e altri che mi identificano come l’emblema di tutto ciò che non ha funzionato in questi tre anni. Magari anche dimenticando come stava andando la prima stagione. Ho ricevuto critiche e messaggi di sostegno, a volte commettiamo l’errore di dare troppo valore agli aspetti negativi. Non si può però piacere a tutti e anche i critici andranno riconquistati creando una bella atmosfera al palasport”

(Foto Fortitudo Pallacanestro Bologna 103)

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