Pietro Aradori, dal ritiro della Nazionale, è stato intervistato da Andrea Barocci per il Corriere dello Sport.
Ecco un estratto delle sue parole.

I capelli sono ancora biondi? Solo la parte alta, è subentrata la ricrescita. Era da tanto che volevo farmi biondo, ma essendo sempre impegnato un mese e mezzo,due con la Nazionale, avevo altro per… la testa. Elio deciso tanto per cambiare: se non si fanno certe cose quando hai ancora i capelli, quando mai si fanno? Stavolta avevo un po’ di tempo libero e ho chiesto che mi tingessero la testa. E avere i capelli colorati non è certo qualcosa per la quale si deve aver timore di essere giudicati. Se uno ti giudica per questo…
Sull’essere un dei “senatori” della Nazionale. Ho iniziato a realizzare questa cosa solo ultimamente. Fa parte della vita: parti che sei il più giovane, e con uno schiocco di dita ti ritrovi tra i più anziani. Per me è una bella sensazione: significa che in tutte queste stagioni ho costruito qualcosa di importante con il mio impegno. Mi rende orgoglioso.
Pro o contro le “finestre” FIBA? Ognuno viene influenzato dalle proprie esperienze. Gigi Datome quelli che giocano in Eurolega sono i più penalizzati: vorrebbero esserci quando gioca la Nazionale ma, per gli impegni di Coppa non possono. Di positivo c’è che durante l’estate i giocatori hanno più tempo per riposare. Dall’altro lato, non hai mai le squadre migliori. Si hanno dunque nazionali rimaneggiate in inverno. Ma nella pallacanestro non puoi fare come il calcio, dove comanda solo la Fifa. Nel basket non è così: c’è la Fiba, l’unione delle leghe europee, la NBA l’Eurolega. E’ tutto più complicato.
Il punto forte di questo gruppo. Dal lato umano è quello di andare molto d’accordo. Dal punto di vista tecnico, non avendo gente di 2,10 fissa in area, ma tutti giocatori più o meno intercambiabili, in difesa possiamo cambiare molto sugli avversari. Il punto debole? Da anni facciamo fatica a tirare fuori tanti lunghi. Abbiamo sempre avuto ottimi giocatori in area, però solo uno o due al massimo. Ricordo un paio di Europei durante i quali Cusin ha giocato molto bene, ma era l’unico nostro vero pivot: stava in campo quasi 40 minuti e alla fine aveva il fiatone.

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