Pietro Aradori è stato intervistato da Enrico Schiavina sul Corriere di Bologna.
Un estratto delle sue parole.

Cifre alla mano è il miglior italiano della serie A. Diciamo che alla Fortitudo mi aspettavo di lavorare bene, e sono ovviamente contento di come vanno le cose. In estate ho passato alcuni momenti difficili, ma non ho mai avuto dubbi su chi sono e su quel che posso ancora fare.
Quasi 16 punti di media, non succedeva da 10 anni. Questione di decimi di punto. Attorno ai 15 di media ci sono sempre stato, anche alla Virtus, ed anche l’anno scorso. Poi alle statistiche io non dò peso, anche se influenzano molto i giudizi.

Di lei si dice che Aradori è sempre quello, in attacco il suo lo fa, e stop. Ognuno fa quel che sa fare, ma sarebbe molto deludente sentirsi sempre lo stesso giocatore. Al contrario io mi sento molto diverso, più completo, più consapevole di com’ero prima. Si cresce sempre.

Oltre a lei e Gentile non ci sono altri italiano tra i primi 30 marcatori di A. Discorso fatto mille volte, ma la soluzione non ce l’ha nessuno. Quel che noto è che la nostra generazione, molto criticata perché in azzurro non è mai andata a medaglia, tiene botta. Ma quando ci faremo da parte noi, da dietro cosa verrà?.

La Nazionale è un discorso ancora aperto? Non mi sono ritirato, come Hackett e Luca Vitali. Certo, l’esclusione dai Mondiali mi ha fatto male. La situazione non è chiara, prima di parlarne vorrei capirci qualcosa.

Dicembre, è il mese del derby. Ma ragazzi, manca ancora una vita, ci sono un sacco di partite in mezzo! Voi fate pure, io ci penserò solo il giorno prima

(Foto Fortitudo Pallacanestro 103)

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