Andrea Tedeschi, addetto stampa della Fortitudo recentemente dimissionario, è stato ospite di Vitamina Effe, su Radio Nettuno Bologna Uno.

Come si sta da non-addetto stampa dopo 8 anni? “Chiaro che mi è dispiaciuto, la Fortitudo è un percorso di 38 anni su 45 da tifoso o da addetto ai lavori, è una sensazione particolare e anomala. E’ stato un percorso molto ampio, porterò dietro tantissimi bei ricordi, e al culmine di questa stagione – non certo per via del risultato sportivo, sono stato in questo ruolo anche in quarta serie… – una cosa bellissima ha avuto, come normale, una fine. Dal punto di vista professionale l’ultimo anno è stato un po’ più complicato rispetto ai precedenti, per quello che è stato lo svolgere le mie mansioni. Altri motivi non ce ne sono stati, solo questo. Poi in certe occasioni servirebbero giornate di 34 ore, ma non è possibile. Ho dato tutto me stesso, comunque”

E’ stata una stagione con molte situazioni complesse, dal punto di vista della comunicazione. “Non ho mai cercato di svicolare da situazioni interne, poi se parlo di questioni legate alle mie mansioni che non mi hanno convinto ho già risposto. Sempre nel rispetto del fatto che comunque non c’è mai stato nulla di clamoroso. Ho voluto arrivare fino alla fine perchè c’era un impegno e perchè cerco sempre di portare al termine quello che devo fare. Ripeto: è stato un percorso bellissimo, e non mi sono mai risparmiato, posso aver commesso errori come tutti ma alla fine è bello aver sentito, alla fine, l’affetto della gente. E spero che la Fortitudo possa tornare il prima possibile laddove le compete”

Cosa ti porterai dietro? “Rapporti bellissimi, bellissimi incontri, partite indimenticabili come ad esempio gara 3 di serie B a Bergamo in una specie di piscina. Rapporti di lavoro condotti con tutti, o quasi, in estrema correttezza. Le cose più belle di un percorso che non deve essere sporcato da un anno con qualche rammarico. Non sarò io quello che farà polemiche, non le farò mai, e sono grato alla Fortitudo per quello che mi ha dato come tifoso e come addetto ai lavori. E spero di avere anche io lasciato qualcosa”

Cosa non ha funzionato, quest’anno? “Le partite che non dovevano essere perse, certe sconfitte come quella a Trento buttate via, l’idea che una da mettere dietro la si sarebbe comunque trovata… Si pensava che in un modo o nell’altro sarebbe arrivata la salvezza. Poi è innegabile che qualche giocatore, per i motivi più disparati, abbia reso sotto le attese. E il rammarico più grande rimane aver perso contro Napoli, che poteva permetterci di conquistare la salvezza sul campo”

Cosa servirà per ripartire? “Leggendo le dichiarazioni di Muratori e Melloni, se le scadenze e i programmi saranno rispettati – e non vedo perchè non dovrebbero esserlo – penso che la ripartenza sarà serena e con obiettivi non dico di immediata risalita, ma almeno con una quotidianità che permetta di ridare alla Fortitudo il suo giusto posto. E’ chiaro che essendo la tifoseria, da sempre, un suo punto di forza, allora il rapporto tra la gente e la dirigenza deve essere ricreato. Altrimenti si rischia di avere un prodotto ibrido, e sappiamo che non ce lo possiamo permettere. Ma in società lavorano persone serie, che sanno cosa si deve fare per ricomporre la frattura, e vale anche per la tifoseria”

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