Andrea Meneghin, considerato uno degli “eroi negativi” del derby e oggi commentatore di Sky Sport, è stato intervistato da Enrico Schiavina sul Corriere di Bologna.

Ecco un estratto delle sue parole:

Non mi sorprende tutta questa attesa. Il derby manca da troppo tempo, so bene quanta passione può scatenare a Bologna. Che sia in A2 non cambia nulla, sarebbe lo stesso se si giocasse in Serie C. Mi ha molto colpito, un paio d’anni fa, vedere il PalaDozza quasi pieno per un derby giovanile.

Sono uno dei personaggi che l’hanno sofferto di più. Diciamo che non sono capitato in un momento fortunato. Purtroppo non ne ho vinti molti.
Diverse sconfitte devastanti? Quella che ricordo meglio è la prima. Stagione regolare, una scoppola tremenda, ce ne diedero 37, che è pure rimasto come scarto record nel derby. Totalmente asfaltati. Era solo Natale, ma segnò la nostra stagione. Noi eravamo forti, ma da quel giorno non ha funzionato più niente. Tutti dicevano fosse per la pressione esterna, le aspettative, in parte era così, ma la causa principale furono gli attriti interni che si erano creati. Quella stagione non sarebbe stata poi così negativa, solo che davanti c’era sempre la Virtus, in Eurolega, in finale scudetto… Avessimo perso con Imola, per dire, poteva andar bene, ma ogni sconfitta con la Virtus lasciava segni profondi. Loro però erano uno squadrone clamoroso: Ginobili, Jaric, Rigaudeau, Griffith, Andersen… Vinsero tutto, e noi sempre lì dietro, a guardarli vincere. Solo col tempo poi si è capito in pieno che squadra pazzesca era quella.

L’uscita teatrale di Myers, applaudito da 8.000 virtussini? Il loro pubblico capì che si stava facendo la storia, visto da fuori è stato un grande momento di sport. Per noi in campo, molto meno: il capitano che esce per falli e se ne va dal palazzo, lasciando lì i compagni, non è affatto bello per la squadra. Poi a Carlton voglio bene e lui lo sa come la penso.

Il continuo confronto con Ginobili? Faceva parte del gioco. Col senno di poi è un onore essere confrontato a uno che è diventato una superstar mondiale da 4 titoli NBA. Solo che in quel momento nessuno lo sapeva.

Tornassi indietro? Rifarei tutte le scelte che ho fatto. Sinceramente non ho rimpianti, anche se è ovvio che con la Fortitudo avrei voluto vincere di più, che qualche partita avrei potuto giocarla molto meglio. Spiace, ma è andata così.

Una vittima del derby? Ma no. Certo il derby può essere molto duro, spietato. Non è andata bene come speravo, ma mi ha insegnato molto. Oggi in A2 forse può tornare ad essere così, con tanti italiani protagonisti, magari anche cresciuti nelle giovanili, che del derby assorbono la cultura perché vivono la città, parlano la stessa lingua dei tifosi.

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