Il presidente della Virtus Alberto Bucci è stato intervistato dal Resto del Carlino.
Ecco le sue parole:

La Virtus prima con Roseto e Treviso. E’ un risultato che non può non fare piacere, ed è una conferma che abbiamo imboccato la strada giusta, dando fiducia a un gruppo di giovani in cui abbiamo intravisto delle qualità e mettendo al loro fianco dei giocatori esperti che li accompagnassero nel loro percorso.

E’ più sorpreso dalla crescita dei ragazzi o dalla capacità degli adulti di accoglierli? Il mix che si è creato è bello perchè i giovani ascoltano mentre chi ha più esperienza sa quando parlare e dare consigli. Non sono due aspetti scontati. Il vero merito di questo inizio, però, deve essere attribuito ad Alessandro Ramagli e al suo lavoro. Non è facile lavorare con una squadra costruita praticamente da zero costruendo subito le gerarchie e una identità.

Questo buon inizio accelera i vostri programmi? Assolutamente no. Abbiamo disputato solo 8 partite e ne mancano 22 alla fine. A seguire ci sono i playoff. Sapere di aver imboccato la strada giusta non significa aver raggiunto il traguardo, ma bisogna stare attenti a non cadere. Dobbiamo continuare a lavorare con la stessa umiltà con cui ci siamo allenati fin qua, sapendo che i problemi si possono trasformare in opportunità. Dobbiamo sempre dare il massimo, questa deve essere la nostra unica preoccupazione.

Mancano più di 40 giorni al 6 gennaio, ma come si prepara un derby? Sapendo che c’è senza ignorarlo. Si tratta di una gara importante e questo non ce lo possiamo nascondere, e il suo valore tecnico dipenderà molto da quanto saranno bravi gli allenatori a preparare i giocatori anche su aspetti che non riguardano direttamente la pallacanestro giocata.

Domenica arriva Verona. Il fatto di essere primi e di essere la Virtus vi toglie qualcosa o vi aggiunge qualcosa? Diciamo che questo sarà un bel test e sono contento che arrivi ora perchè fu una delle poche squadre a sconfiggerci in precampionato. Ricordo che soffrimmo particolarmente il loro lungo Leonardo Totè, per cui a due mesi di distanza abbiamo la possibilità di misurare in modo tangibile la nostra crescita.

Per lei è una gara particolare? Lì ho allenato e ho ancora tanti amici. Vincemmo la Coppa Italia e fu l’unico caso in cui una squadra di A2 vinse una competizione dove partecipavano anche i club del massimo campionato. Siamo – però – tutti dei professionisti, per cui in quelle due ore penserò solo alla Virtus.

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