Il play titolare della Virtus Abdul Gaddy è stato intervistato da Stefano Brienza su Stadio.

Ecco le sue parole:

Gaddy, dopo un anno e mezzo lontano da casa e con la carta d’identità che si appesantisce, si sente sempre più vissuto? «Sì, ormai mi sento un uomo. Questa esperienza mi ha già dato tantissimo e continua a farlo ogni giorno. Mi sento sempre più veterano, imparo senza sosta da coach e compagni. E poi cresco anche come persona, se vogliamo invecchio. Mi prendo più cura del proprio corpo, sto attento a cosa mangi, e in generale sono più rilassato, soprattutto fra le mura casalinghe».

L’anno scorso ha firmato un biennale. Crede di rimanere in Europa a lungo? «Mi piace molto vivere qui, e ho l’opportunità di lavorare facendo ciò che amo. Prima di allora non ero mai uscito dagli USA, e chi mi conosce sa quanto mi abbia forgiato questo periodo. Però sai, “home is always home”, casa è sempre casa. In estate credo farò dei provini, ma sarei molto felice di tornare qui».

Martedì non si è allenato: quali sono le sue condizioni? «Ho avuto un fastidio al flessore della gamba destra ma lo staff mi ha aiutato a trattarlo. Oggi (ieri, ndr) mi sono allenato molto bene, e credo che per Capo d’Orlando sarò al top della forma».

Nella vittoria su Brindisi ha ancora una volta evidenziato le proprie qualità quando la posta in palio si fa pesante. «Ho notato che gioco sempre meglio nel secondo tempo perché ci tengo. Quando arriviamo alle fasi decisive mi preoccupo che ogni compagno sia nella posizione giusta, che riceva palloni puliti, che eseguiamo al meglio. Poi, che sia un canestro o un passaggio non importa. Quest’anno, dopo essermi parecchio ingrossato in estate, sto cercando sempre più di andare al ferro per sfruttare il fatto di essere una delle guardie più grosse della Lega».

Come ha reagito lo spogliatoio a tutti i cambiamenti? «Per me era una novità, l’anno scorso avevamo avuto solo un cambio. Cerco di non occuparmene e di fare il mio lavoro agevolando l’amalgama con chiunque arrivi. Adesso abbiamo accolto Kenny che è un ottimo giocatore».

Quanto è difficile essere un leader avendo un temperamento timido? «È un aspetto nel quale cerco sempre di crescere, perché sì, sono un tipo molto tranquillo e un po’ timido. Col passare del tempo voglio rompere sempre più il guscio ed uscirne, anche grazie all’aiuto dei compagni e del coach. È dura, ma ci lavoro».

Cosa è mancato alla Virtus negli ultimi mesi? «Non abbiamo un gran record ma ora veniamo da due ottime prestazioni, compresa Venezia. A livello fisico e tecnico siamo messi molto bene, quello che credo ci sia mancato è un po’ di chimica di squadra. Che ora si è notevolmente alzata. Siamo pronti ad affrontare il periodo chiave della stagione».

Tre gare di fuoco che definiranno i vostri obiettivi. «Cerchiamo di pensare una partita alla volta ed ora siamo focalizzati su Capo d’Orlando. Sono una squadra dura, ci hanno battuti all’andata e dobbiamo vincere senza mezzi termini. Sappiamo che è il ciclo che può cambiare la nostra stagione. Sappiamo che dopo queste tre gare potremo tornare in spogliatoio e, se avremo fatto il nostro lavoro, fissare un nuovo obiettivo. Venderemo cara la pelle».

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