Domenica al PalaVela era presente anche Alessandro Abbio per vedere Torino-Virtus.
Luca Aquino l’ha intervistato sul Corriere di Bologna.
Un estratto delle sue parole.

Sono arrivato solo per il secondo tempo e il mio posto era proprio dietro la panchina della squadra. Mi sono sorpreso di vedere Mario Chalmers sui divanetti, fuori dal roster, credevo avesse ancora problemi di visto. Poi ho letto che era una decisione tecnica dovuta alla condizione fisica, Djordjevic non scherza per niente. Già da avversario in campo era così, me lo ricordo bene.
Come è cambiato da giocatore ad allenatore? Mi ha fatto la stessa impressione. Era un giocatore che in campo comandava e da allenatore è lo stesso, basti vedere come ha zittito Dejan Kravic nella conferenza dopo la partita con Le Mans. Adesso ha fornito energia immediata, come un’iniezione di zuccheri a una persona a terra, ma sono convinto che la sua medicina darà frutti anche a lungo termine.

Abbio è noto per essere stato un grande difensore. Io sono arrivato a Bologna e stavo in panchina perché non difendevo in modo strutturato. I cinque giocatori in difesa devono muoversi in maniera più precisa che in attacco dove il talento può risolvere tante situazioni. A proposito, recentemente ho sentito dire che Kevin Punter non ha talento: a mio parere, chi pensa una cosa del genere può smettere di guardare la pallacanestro.
Come è migliorato? Con il lavoro tutti i giorni per non farmi battere in allenamento da Sasha Danilovic in uno contro uno. Nel mio primo anno a Bologna giocavo 5-10 minuti, è successo una volta con la Benetton che ne giocassi 35′- Ero diventato “Abbione”, nei tabellini c’era spesso Abbio ne.
Il posto lo conquistavi con la mentalità, era tutto dentro di te. Sasha arrivava in palestra un’ora prima e se ne andava un’ora dopo: una cosa del genere deve contagiarti, se non ti contagia è un problema. Stare insieme a uno così mi ha stimolato per gli otto anni che sono stato a Bologna, sia quando c’era sia quando non c’era più. Senza difesa non puoi pensare di vincere qualcosa, le percentuali vanno e vengono ma tenerle costanti tutto l’anno è impossibile. Quindi la solidità di una squadra parte da dietro e per conquistare i traguardi tutti devono difendere.

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