Awudu Abass è stato sentito dal Carlino. Un estratto dell’intervista.

“Le mie prime settimane stanno trascorrendo molto bene anche se non mi sono ancora completamente ambientato. Sto conoscendo i nuovi compagni di squadra, sto conoscendo l’allenatore, la società e la città. E’ una fase in cui sto cercando di capire dove sono arrivato e sono molto contento di far parte di questo gruppo perché è formato da brava gente, persone serie che hanno voglia di lavorare e hanno voglia di vincere. Sinceramente questo mi ha un po’ stupito: qui tutti antepongono le ambizioni della squadra a quelle personali.
Le pressioni a Bologna? Non le sento, perché sono uno che cerca di isolarsi dalle voci che girano attorno alla squadra per concentrarmi solo sulla squadra. Ho voglia di giocare e guardo solo il campo cercando di fare solo quello che mi chiede l’allenatore. I miei obiettivi sono quelli di dare sempre il massimo e di migliorare giorno dopo giorno. E’ normale che la pressione ci sia in una piazza come questa, ma il modo migliore per non sentirla è quella di provare a farsi trovare sempre pronto.
Le reazioni in NBA al razzismo? Hanno fatto bene perché siamo in un momento storico in cui se uno non reagisce le cose poi non cambiano. Detto questo sono dell’idea che protestare non sia sufficiente perché il problema nasce dal sistema che consente ai colpevoli di certi atti di non subire conseguenze serie. Ci vuole tempo perché una questione così radicata si risolva, ma c’è una maggiore sensibilità e questo aspetto può essere importante quando si vota. Ecco perché il lato più concreto di quelle manifestazioni era rappresentato da quelle persone che indossavano la maglietta dove si chiedeva a tutti di partecipare al voto. La reazione che c’è stata a livello mondiale spero che faccia riflettere chi odia le persone che provengono da paesi diversi dal suo o che hanno un colore della pelle diverso.
Io? In giro per l’Italia qualche episodio c’è stato, però, sono riuscito a non reagire e sono andato avanti per la mia strada, perché se avessi reagito o con le parole o con la violenza sarei passato dalla parte del torto. Queste cose possono capitare, ma ho avuto una educazione molto rigida e fin da bambino la mia famiglia mi ha insegnato a non reagire in questi momenti.
Il derby? Il derby è sempre un derby ed è sempre una partita importante, anche se si fosse giocato a porte chiuse. E’ chiaro che la presenza del pubblico manca a tutti perché siamo abituati alla presenza dei tifosi, anche se sono quelli della squadra avversaria”

(foto Virtus Pallacanestro)

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