Quel 16 giugno 2005 che ha cambiato la storia del basket Paola Ellisse, insieme a Dan Peterson, era al microfono di Sky Sport che trasmetteva dall’inizio della stagione il basket di Serie A in un percorso che sarebbe durato sino al 2011. Il canestro di Ruben Douglas che avrebbe assegnato lo scudetto alla Fortitudo Bologna battendo l’Olimpia griffata Armani (entrato nel basket come sponsor con quella stagione) tenne col fiato sospeso tutto il Forum mentre l’arbitro Paternicò consultava quella scatola magica chiamato Instant Replay, una delle grandi novità introdotte nel campionato come simbolo di una collaborazione tra Lega e Sky che mirava ad assicurare la massima certezza possibile sul campo grazie alla tecnologia.
“Come Sky – ricorda adesso Paola – eravamo felici che, dopo una estate di consultazioni ed incontri, Federazione e Lega avessero dato il via libera all’introduzione dell’Instant Relay, anche se limitatamente alle gare di Supercoppa, Coppa Italia e semifinali e finali scudetto. Si partì con la Supercoppa di Siena tra Montepaschi e Benetton, eravamo tutti emozionati e scherzavamo tra di noi dicendoci: “State tranquilli, di certo non si assegnerà uno scudetto con questo strumento. E invece sappiamo tutti come andò a finire”.
Il momento fu storico ma al contempo difficile da interpretare: “Non eravamo preparati a quell’epilogo e certo fummo colti di sorpresa ma comunque conoscevamo il mezzo che avevamo a disposizione e siamo riusciti a trasmettere non solo quanto stava accadendo sul campo ma a far vivere l’attesa tra il canestro e la decisione finale nel modo migliore. Ma certo non fu facile: nelle occasioni precedenti in cui lo avevamo avuto a disposizione il caso più ricorrente era l’attribuzione di una rimessa. Tutto era ancora in fase di evoluzione: ricordo che durante la Final Eight di Coppa Italia a Forlì tenemmo una riunione con gli arbitri perchè vi erano ancora alcuni aspetti da chiarire: ad esempio che se il gioco non era stata fermato ed era ripreso non si poteva più richiedere l’Instant Replay.”
Ma torniamo a quel tiro che colse tutti di sorpresa ma al quale la macchina da guerra di Sky rispose comunque con prontezza: “In quel momento ero certo emozionata, mi vennero mille pensieri per la testa ma bisognava mantenere un equilibrio sino a quando l’arbitro non avesse preso la decisione: la nostra fortuna fu anche che in campo i giocatori ci fornivano immagini bellissime: penso a Basile in ginocchio, al il labiale di Djordjevic che diceva che il canestro era da convalidare e io che continuavo a raccontare: ci volle qualche minuto, Paternicò giustamente volle rivedere tante volte la azione, anche la mia impressione era che il canestro fosse valido. Reagimmo bene alla emergenza, la regia riuscì subito a recuperare le immagini che servivano, gli operatori furono bravi a cogliere i momenti di attesa che sembravano non finire mai e si vide l‘importanza di avere una squadra che lavorava sempre insieme, un vero team dove ci ci conosceva bene e ognuno aveva il suo compito”.
Il Forum ammutolì ma capì e il basket fece in quel momento un grande, ulteriore passo versi la modernità: “Quella era una delle motivazioni che ci avevano spinto a proporre a Lega e Fip di introdurre l’Instant Replay: doveva servire a dare a tutti la certezza che un essere umano non può dare. Era incredibile vedere 10 mila persone col fiato sospeso mentre Paternicò guardava lo schermo: sembrava che il tempo si fosse fermato. A posteriori dico che tutti hanno impiegato un po’ di tempo a capire quanto quello strumento fosse importante, utile e di aiuto per la crescita del movimento. Ed è stato bravo Nando Marino, quando ha assunto la presidenza di Lega, ad estenderlo a tutte le gare: non era facile, comportava certo dei costi ma era un grande passo avanti nella direzione che avevamo tracciato”.
Fu uno dei tanti valori aggiunti che in quegli anni Sky regalò al nostro basket: “Penso alla gara di Natale, un esperimento che serviva per regalare sempre più spazio al basket e dare ulteriore visibilità. Tutte iniziative importanti, frutto di quel filo diretto che avevamo creato con tutte le componenti, a partire dalla Lega, in un continuo e reciproco scambio di idee e confronto. Ci sentivamo dire da tanti che raccontavamo il basket come nessuno e potrò sembrare presuntuosa ma, immodestamente, dico che sì, è vero: avevamo impostato un modo di lavorare dove nulla era lasciato al caso e dove vi era sempre la ricerca di offrire qualcosa in più: il primo piano di chi aveva segnato o una grafica giusta, grazie anche al fatto di lavorare sempre con lo stesso gruppo. Ci conoscevamo bene ma soprattutto tutti conoscevamo bene il basket”.
Bravi ma per qualcuno troppo specialisti, con un linguaggio per addetti ai lavori: “In effetti sentire questa frase ci ha portato spesso ad interrogarci. Non era facile raggiungere il giusto equilibrio tra il tifoso occasionale e l’appassionato, anche perché spesso durante la telecronaca non hai sempre il tempo di entrare nel dettaglio e far capire la terminologia che hai usato: dici “pick and roll” e poi vorresti spiegarlo ma l’azione è già finita. Forse è vero che non siamo mai riusciti a raggiungere un lessico che piacesse a tutti ma eravamo convinti che il pubblico del basket, appassionandosi a questo sport, sarebbe via via entrato nel nostro linguaggio”.
La passione con cui Paola Ellisse ha raccontato quel momento storico e sette anni di Serie A non è scomparsa anche adesso che il basket italiano non è più di casa a Sky: “L’amore per il basket è sempre quello anche adesso che mi occupo soprattutto di Nba: certo il basket italiano lo sento più vicino a me rispetto alla Nba, più capace di crearmi emozioni, anche per tutto quello che lo circondava e che vivevamo prima e dopo la gara con i protagonisti, dai giocatori, agli allenatori, ai dirigenti, ai tifosi”.

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