La decisione del governo di concedere solo il 25% della capienza per la riapertura degli impianti sportivi al chiuso ha deluso molto tifosi e società. Oltretutto, tale percentuale vale solo in zona bianca, se una regione sarà gialla si scenderà a un massimo di 1000, e se per caso dovesse diventare arancione o rossa scatterebbero nuovamente le porte chiuse. A che serve il green pass? ha detto ieri il presidente di Legabasket Gandini, ed è difficile dargli torto. Perchè nel decreto del governo in pratica il green pass è stato introdotto per consentire le stesse capienze già ammesse ora con autocertificazione, e le stesse previste l’estate scorsa, quando i vaccini non c’erano.

I paragoni con l’estero sono sinceramente impietosi, dato che – in Gran Bretagna ma non solo – altrove il Green Pass è usato per riaprire completamente, consentendo la capienza al 100% per eventi sportivi, musicali, cinema e teatri. Il rischio non è zero, come ha recentemente dimostrato un caso in Olanda, ma dimostra la volontà di parecchi governi di andare avanti, e di provare a ripartire a pieno regime nonostante la variante delta, fiduciosi del fatto che la copertura vaccinale completa sia efficace. In Italia – dove evidentemente questa fiducia governativa c’è molto più nelle parole che nei fatti – per ora non è successo, anche se in molti – a partire dal sottosegretario Vezzali che aveva chiesto il 75% all’aperto e il 50% al chiuso – sperano che più avanti questi limiti possano essere aumentati, se si vedrà che la situazione epidemiologica sarà sotto controllo anche con la variante delta. Da qui a ottobre ci sono più di due mesi e tutto può succedere, quello che però il basket italiano ha in mano ora è la totale impossibilità di programmare. A oggi le società non hanno alcuna certezza, e quindi non possono vendere abbonamenti, se non in numero ridottissimo, se penseranno che valga la pena farlo, e comunque col rischio di dover rimborsare le eventuali partite giocate in periodo arancione o rosso. E questo, dopo una stagione praticamente a porte chiuse, rischia di dare il colpo del KO a un movimento già in gravissima difficoltà.

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